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Stupro in caserma, la contestazione del pm agli indagati‎

L'accusa ipotizzata per i tre carabinieri e il vigile urbano coinvolti nell'inchiesta sullo stupro avvenuto a Roma nella caserma del Quadraro è quella di violenza sessuale di gruppo aggravata dall'abuso dei poteri e dei doveri che dovevano essere rispettati dai quattro. E' quanto emerge dalla lettura del capo di imputazione dove si sottolinea che la violenza è avvenuta "su persona comunque sottoposta a limitazione della libertà personale". Nel capo di imputazione vengono specificate singolarmente le contestazioni mosse agli agenti, due dei tre carabinieri, A. L. B. e V. C. S., insieme al vigile urbano P. F. C., avrebbero spinto la donna a subire atti sessuali "abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della stessa conseguenti all'aver bevuto una bevanda alcolica offerta dal primo dei due carabinieri". Tra gli indagati c'è anche un terzo carabiniere che la sera del fatto era il piantone di turno nella caserma a cominciare dalla mezzanotte fino alle sette del mattino. A questi, L. P., il magistrato ha contestato l'aggravante di non avere impedito ai suoi colleghi e al vigile urbano di approfittare della donna, e di non avere impedito che le fossero date sostanze alcoliche. Lunedì prossimo il magistrato ha fissato l'interrogatorio di tutti e quattro i protagonisti della squallida vicenda ma non è escluso che qualcuno di loro possa rifiutarsi di rispondere alle domande.

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