Trent’anni fa, il 13 maggio del 1981, due spari hanno fermato l’attenzione del mondo intero e hanno rischiato di fermare anche il cuore del Papa. E’ la data dell’attentato alla vita di Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro, mentre a bordo della "papamobile" fendeva la
folla, salutava, baciava la fronte dei bambini, benediceva i fedeli. A esplodere i due colpi calibro 9 da una pistola "Browning" è un terrorista turco, Alì Agca, esponente del gruppo estremista di destra dei "Lupi Grigi". "Qualcosa o Qualcuno" ha "deviato" quel colpo, osserverà poi lo stesso Wojtyla, sottolineando come la data dell’attentato coincida con la ricorrenza dell'apparizione della Madonna di Fatima ai tre pastorelli portoghesi e con il terzo "segreto", custodito da suor Lucia, il cui contenuto parla proprio della visione di un papa che cade con la sua veste bianca macchiata di sangue. Giovanni Paolo II, a un anno di distanza dal tentato omicidio, porterà il bossolo uscito dalla pistola di Alì Agca a Fatima, perché sia incastonato nel diadema della statua della Madonna. La grazia dello Stato italiano, che lo aveva condannato all'ergastolo per "attentato a Capo di Stato estero", arriva con la firma del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2000: Alì Agca viene estradato in Turchia e nuovamente rinchiuso in galera per scontare dieci anni di reclusione per il precedente assassinio di un giornalista. Il "lupo grigio" non rivelerà mai chi armò la sua mano e soprattutto per quale motivo. Cambierà diverse volte versione, talora anche con toni da vaniloquio. In campo restano tante ipotesi, tra cui la famosa "pista bulgara" che porta ai servizi segreti sovietici del Kgb, preoccupati per le sorti dell'Europa comunista dopo l'elezione di un papa polacco alla guida della Chiesa cattolica. Ma, appunto, le ipotesi non sono mai state tradotte in tesi dimostrate.
Via: Adnkronos

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