L'ergastolo e' stato chiesto in appello dal pm Tescaroli per Flavio Carboni, Pippo Calo' ed Ernesto Diotallevi per la morte di Roberto Calvi. L'omicidio e' avvenuto nel 1982 a Londra. Sono gia' usciti di scena, con sentenza di assoluzione passata in giudicato, Silvano Vittor e Manuela Kleinzing.
Secondo l'accusa gli imputati, avvalendosi di organizzazioni criminali di tipo mafioso, avrebbero organizzato la morte di Calvi 'per punirlo di essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro'. Secondo i pentiti della Magliana Diotallevi faceva parte di quell’ala più affaristica della banda che ‘lavorava’ insieme a Cosa Nostra. Tant’è che la procura già nel 2000 chiese il sequestro dei beni di Diotallevi. Ma all’epoca, nonostante il pesantissimo curriculum criminale del personaggio che secondo i pentiti ha sempre goduto della protezione di esponenti delle istituzioni collusi con la mafia, il tribunale di Roma aveva rigettato la richiesta. Dice il vecchio boss: “Io ho solo avuto la fortuna di sposare una donna ricca. La quale mi ha insegnato che potevo guadagnare soldi con la mano destra invece che con la mano sinistra…”. Pare infatti che la moglie di Diotallevi , Carolina Lucarini, sia un’ereditiera. Sta di fatto che il nome della donna compare nelle carte dell’Antimafia già dagli anni 80. Era, ad esempio, intestata a lei La ‘Rosi Immobiliare’, società proprietaria della casa di via del Babuino dove si era nascosto Pippo Calò. L‘Immobiliare Marius’, invece, anch’essa finanziata in maniera occulta da Pippò Calò, possedeva una ventina di appartamenti in Sardegna dove, ai tempi d’oro della banda della Magliana Diotallevi trascorreva le vacanze in compagnia del banchiere Roberto Calvi, del faccendiere Flavio Carboni e di Danilo Abbruciati, il bandito vicino a Cosa Nostra morto durante l’attentato a Roberto Rosone. [aggiornato]
Secondo l'accusa gli imputati, avvalendosi di organizzazioni criminali di tipo mafioso, avrebbero organizzato la morte di Calvi 'per punirlo di essersi impadronito di notevoli quantitativi di denaro'. Secondo i pentiti della Magliana Diotallevi faceva parte di quell’ala più affaristica della banda che ‘lavorava’ insieme a Cosa Nostra. Tant’è che la procura già nel 2000 chiese il sequestro dei beni di Diotallevi. Ma all’epoca, nonostante il pesantissimo curriculum criminale del personaggio che secondo i pentiti ha sempre goduto della protezione di esponenti delle istituzioni collusi con la mafia, il tribunale di Roma aveva rigettato la richiesta. Dice il vecchio boss: “Io ho solo avuto la fortuna di sposare una donna ricca. La quale mi ha insegnato che potevo guadagnare soldi con la mano destra invece che con la mano sinistra…”. Pare infatti che la moglie di Diotallevi , Carolina Lucarini, sia un’ereditiera. Sta di fatto che il nome della donna compare nelle carte dell’Antimafia già dagli anni 80. Era, ad esempio, intestata a lei La ‘Rosi Immobiliare’, società proprietaria della casa di via del Babuino dove si era nascosto Pippo Calò. L‘Immobiliare Marius’, invece, anch’essa finanziata in maniera occulta da Pippò Calò, possedeva una ventina di appartamenti in Sardegna dove, ai tempi d’oro della banda della Magliana Diotallevi trascorreva le vacanze in compagnia del banchiere Roberto Calvi, del faccendiere Flavio Carboni e di Danilo Abbruciati, il bandito vicino a Cosa Nostra morto durante l’attentato a Roberto Rosone. [aggiornato]

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