Un piccolo presepe realizzato dentro un container e qualche albero di Natale sparso nella base italiana di Herat, Afghanistan occidentale, ricordano che siamo nei giorni di festa. Giorni che trascorrono tra la normalità delle missioni operative e i momenti di relax, le telefonate a casa e qualche regalo comprato allo spaccio interno, la messa di ieri notte e un menù speciale alla mensa: linguine ai frutti di mare e gamberi, rigorosamente congelati. Manca il pranzo con i familiari, l’affetto degli amici, anche l’apertura dei regali" confessa il tenente Mauro Priori a Tgcom, del terzo reggimento artiglieria di montagna di Tolmezzo, il berretto da alpino fieramente in testa "mancano quelle cose semplici che a casa non ti sembrano neppure tanto speciali, ma da qui si". Cè chi esce in pattuglia, chi monta di guardia, che si prepara al decollo. Sono quattromila i soldati che trascorrono il decimo Natale della missione italiana in Afghanistan tra la base di Herat e gli avamposti sparsi nellOvest, piccoli fortini o vere e proprie trincee baluardi di fronte alle montagne, al freddo, agli attacchi degli "insurgents". "Abbiamo una continua pressione da parte di gruppi armati che cercano di riconquistare il terreno, a nord e a sud" mi spiega il generale Marcello Bellaciccio comandante di tutte le truppe del settore Ovest "ma questo dopotutto è un buon segno: significa che li abbiamo fatti arretrare e che abbiamo restituito diverse zone alla popolazione civile dove può tornare una vita normale".
Via: TG Com

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