Dal 2007 al 2012 il numero di occupati nel manufatturiero italiano è sceso del 10%. Un calo "rilevante" di oltre 540 mila lavoratori che rischia di superare quota 730mila, la stessa che si registrò tra il 1980 e il 1985. E' il Centro studi di Confindustria (CSC) a
valutare l'impatto occupazionale del calo della base produttiva industriale. Quasi 55mila imprese del settore hanno chiuso i battenti a causa della crisi nel quadriennio 2009-2012. Nel solo manifatturiero le aziende attive nel 2012 erano quasi il 5% in meno di quelle attive nel 2009. Gli economisti di Confindustria hanno calcolato che la crisi ha già causato la distruzione di oltre il 15% del potenziale manifatturiero italiano, con una punta del 40% negli autoveicoli e cali di almeno un quinto in 14 settori su 22. In Germania, invece, il potenziale è salito (+2,2%). "A metà 2013 - ha avvertito il Csc - la manifattura italiana è in condizioni molto critiche. Le due violente recessioni hanno determinato una caduta così profonda e prolungata dei livelli di attività da mettere a repentaglio decine di migliaia di imprese". Se nel primo trimestre dell'anno in corso il Pil è risultato inferiore dell'8,6% al picco pre-crisi, la produzione industriale, secondo le stime del Csc, è quasi del 25% più bassa, con diversi settori che registrano flessioni anche superiori. Il credit crunch minaccia la sopravvivenza di un numero sempre più vasto di imprese. "I prestiti bancari alle imprese si sono fortemente ridotti", denuncia. Secondo il Csc "la perdita di prestiti lascia un vuoto difficile da colmare, data la storica rilevanza del canale bancario per le imprese". Inoltre, "la carenza di liquidità e finanziamenti è attualmente uno dei principali ostacoli per l'attività economica, specie per le piccole imprese. Mette a rischio di fallimento anche aziende sane".
Fonte: TMNews
Via: Adnkronos
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