Il gesto di Luigi Preiti, che ha sparato contro due carabinieri a Palazzo Chigi nel giorno del giuramento del governo Letta, è stato commesso per ordine della 'ndrangheta con l'obiettivo di danneggiare il Movimento 5 Stelle. E' quanto scrive sulla sua
pagina Facebook Claudio Messora, consulente per la comunicazione del gruppo M5S al Senato, rimandando all'intervista sul suo blog a proposito della sparatoria avvenuta a fine aprile. "Secondo le rivelazioni rilasciate in esclusiva per Byoblu.com dal collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, Preiti avrebbe sparato chiaramente per ordine della 'ndrangheta, per danneggiare il Movimento 5 Stelle o addirittura per cercare di aprire una trattativa". Evidenzia l'abilità del Preiti tiratore (4 colpi a segno su 7), nonostante la 7 e 65 Pietro Beretta modello A 35 utilizzata per sparare non sia un'arma precisa, e che "i disperati non comprano una pistola al mercato nero, tra l'altro con la matricola abrasa". "È l'arma preferita dalla 'ndrangheta - dice Bonaventura -, che infatti quando vuole lasciare una firma, spara sempre con quel modello lì, anche perché di fatto non si inceppa mai. Ha un solo difetto: non è molto precisa. E questo la dice lunga sulle capacità di questo Preiti, che va bersaglio quattro volte sparando sette colpi. Un'efficienza incredibile: io con quell'arma ho sparato decine di volte, e le assicuro che non è facile andare a bersaglio con tanta precisione, soprattutto in una situazione così concitata come quella, e soprattutto per uno che dice di aver mai sparato prima". E non solo: "Preiti sapeva perfettamente che doveva sparare da vicino, perché quel modello di Beretta non è precisa a grande distanza. E sapeva anche, o almeno sospettava, che i carabinieri dovevano avere una qualche protezione al torace, magari un giubbotto antiproiettile. E guarda caso lui ne colpisce uno al collo e uno alla gamba. Una freddezza pazzesca. Viene da chiedersi dove abbia imparato a sparare così bene. Una cosa è indubbia: se vivi a Rosarno, non puoi certo metterti ad esercitarti al tiro al bersaglio, perché è praticamente impossibile non richiamare l'attenzione di chi, su quel territorio, ha il controllo assoluto". Secondo Bonaventura, inoltre, non è possibile che la punzonatura dell'arma sia stata fatta da Preiti con il trapano ritrovato nel suo borsello. "E' un lavoro da professionisti: impossibile farlo con una punta di trapano". Nel borsello è stato trovato anche un cellulare con una carta SIM intestata ad un extracomunitario. "Gli appartenenti alle organizzazioni criminali sono soliti ricorrere a questo sistema, per rimanere invisibili e non lasciare tracce, mentre discutono di traffici e di progetti". La teoria di Bonaventura è la seguente: "Il fatto che Preiti, subito dopo esser stato immobilizzato, ha dichiarato che aveva intenzione di far fuori un uomo delle istituzioni, significa che la 'ndrangheta ha lanciato un segnale a tutta la politica...visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell'atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico". Pur senza citare mai il Movimento 5 Stelle Bonaventura fa un chiaro riferimento alle critiche ricevute in quelle ore dal movimento di Beppe Grillo, indicato da molti esponenti politici come "responsabile morale" del clima descritto dal pentito. Luigi Bonaventura, 43 anni, è uno dei pochi pentiti della 'ndrangheta, boss di primo piano di uno dei clan dominanti nella provincia di Crotone. Nel febbraio 2012 riferì di una presunta trattativa tra Stato e 'ndrangheta all'indomani della strage di Duisburg.
Fonte: Byoblu
Via: TMNews
pagina Facebook Claudio Messora, consulente per la comunicazione del gruppo M5S al Senato, rimandando all'intervista sul suo blog a proposito della sparatoria avvenuta a fine aprile. "Secondo le rivelazioni rilasciate in esclusiva per Byoblu.com dal collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, Preiti avrebbe sparato chiaramente per ordine della 'ndrangheta, per danneggiare il Movimento 5 Stelle o addirittura per cercare di aprire una trattativa". Evidenzia l'abilità del Preiti tiratore (4 colpi a segno su 7), nonostante la 7 e 65 Pietro Beretta modello A 35 utilizzata per sparare non sia un'arma precisa, e che "i disperati non comprano una pistola al mercato nero, tra l'altro con la matricola abrasa". "È l'arma preferita dalla 'ndrangheta - dice Bonaventura -, che infatti quando vuole lasciare una firma, spara sempre con quel modello lì, anche perché di fatto non si inceppa mai. Ha un solo difetto: non è molto precisa. E questo la dice lunga sulle capacità di questo Preiti, che va bersaglio quattro volte sparando sette colpi. Un'efficienza incredibile: io con quell'arma ho sparato decine di volte, e le assicuro che non è facile andare a bersaglio con tanta precisione, soprattutto in una situazione così concitata come quella, e soprattutto per uno che dice di aver mai sparato prima". E non solo: "Preiti sapeva perfettamente che doveva sparare da vicino, perché quel modello di Beretta non è precisa a grande distanza. E sapeva anche, o almeno sospettava, che i carabinieri dovevano avere una qualche protezione al torace, magari un giubbotto antiproiettile. E guarda caso lui ne colpisce uno al collo e uno alla gamba. Una freddezza pazzesca. Viene da chiedersi dove abbia imparato a sparare così bene. Una cosa è indubbia: se vivi a Rosarno, non puoi certo metterti ad esercitarti al tiro al bersaglio, perché è praticamente impossibile non richiamare l'attenzione di chi, su quel territorio, ha il controllo assoluto". Secondo Bonaventura, inoltre, non è possibile che la punzonatura dell'arma sia stata fatta da Preiti con il trapano ritrovato nel suo borsello. "E' un lavoro da professionisti: impossibile farlo con una punta di trapano". Nel borsello è stato trovato anche un cellulare con una carta SIM intestata ad un extracomunitario. "Gli appartenenti alle organizzazioni criminali sono soliti ricorrere a questo sistema, per rimanere invisibili e non lasciare tracce, mentre discutono di traffici e di progetti". La teoria di Bonaventura è la seguente: "Il fatto che Preiti, subito dopo esser stato immobilizzato, ha dichiarato che aveva intenzione di far fuori un uomo delle istituzioni, significa che la 'ndrangheta ha lanciato un segnale a tutta la politica...visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell'atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico". Pur senza citare mai il Movimento 5 Stelle Bonaventura fa un chiaro riferimento alle critiche ricevute in quelle ore dal movimento di Beppe Grillo, indicato da molti esponenti politici come "responsabile morale" del clima descritto dal pentito. Luigi Bonaventura, 43 anni, è uno dei pochi pentiti della 'ndrangheta, boss di primo piano di uno dei clan dominanti nella provincia di Crotone. Nel febbraio 2012 riferì di una presunta trattativa tra Stato e 'ndrangheta all'indomani della strage di Duisburg.
Fonte: Byoblu
Via: TMNews

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