Azzerato con 31 arresti eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Palermo il mandamento mafioso di Bagheria, storica roccaforte di Cosa nostra. Con i reggenti del clan nell'ultimo decennio, sono stati fermati i capi delle singole "famiglie", quelle della stessa Bagheria e di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia, oltre a vari esponenti di spicco delle cosche. Nell'operazione chiamata "Reset", sono stati impegnati 500 militari. I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Dda, che ha coordinato l'indagine. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione mafiosa, omicidio, sequestro di persona, estorsione, rapina, detenzione illecita di armi da fuoco e danneggiamento a seguito di incendio. All'interno del clan, hanno documentato gli investigatori, esiste un vertice strategico, chiamato in gergo "la testa dell'acqua" con un'espressione del dialetto siciliano che significa "la fonte" o in senso figurato "l'origine". Alla "testa dell'acqua" doveva obbedienza anche il reggente operativo del mandamento. L'indagine ha fatto luce anche su un omicidio, quello di Antonino Canu, ucciso a Caccamo (Pa) il 27 gennaio del 2006, buttafuori di una discoteca che era diventato in quei mesi uno dei principali testimoni dell'accusa nel processo in Corte d'Assise contro i boss Salvatore e Pietro Rinella, fratelli subentrati nel comando del clan di Caccamo al boss, poi pentito, Nino Giuffrè.
Via: AGI
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