Non si fermano le indagini sull'omicidio di Yara dopo l'arresto del presunto colpevole, Massimo Bossetti. Anche se gli inquirenti si dicono sicuri della pista imboccata dopo tre anni e mezzo di indagini, è lo stesso questore di Bergamo Fortunato Finolli a chiarire: "ci sono ancora accertamenti da svolgere e i tempi non saranno brevi". Non escluso, anche se al momento remoto, quello sulla possibile presenza di un complice. Gli inquirenti mettono intanto a fuoco i punti fermi dell'inchiesta che si arricchisce anche di altri e drammatici elementi. Tra il dna di Bossetti e quello ritrovato sugli slip di Yara vi è "sostanziale e assoluta certezza di compatibilità", scrive il pm Letizia Ruggeri nel provvedimento di fermo a carico del muratore di Mapello. Nel capo d'imputazione si contesta l'omicidio con l'aggravante delle sevizie. Il pm sottolinea infatti come la ragazza sia stata colpita "con tre colpi al capo e con plurime coltellate" in diverse parti del corpo prima di essere abbandonata "agonizzante in un campo isolato". E la morte della giovane è "da ricondurre agli effetti concausali dell'ipotermia e delle lesioni da arma bianca e contusiva". Il pubblico ministero indica poi gli elementi che hanno contribuito a individuare Bossetti, che fa il muratore, come il presunto assassino, a cominciare dalle "polveri riconducibili a calce" ritrovate "sul corpo e sugli indumenti, nonché a livello dell'albero bronchiale" di Yara.

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