Un custode potrebbe aver appiccato il fuoco alla Città della Scienza. E lo stesso è ora iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di incendio doloso aggravato dalle finalità mafiose. L'uomo era anche stato messo a confronto con il collega che quella sera era di turno assieme a lui:
le sue risposte sono state ritenute poco convincenti, forse addirittura false; di qui la decisione di indagarlo. Non è ancora chiaro tuttavia per quale motivo Città della Scienza fu distrutta e chi concepì il piano. Il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e i sostituti Michele Del Prete e Ida Teresi ritengono tuttavia che, qualunque fosse il movente, chi volle il rogo chiese e ottenne prima l'approvazione dei clan, poiché altrimenti un'azione del genere sarebbe stata impensabile. Tra i moventi presi in esame fin dai primi giorni c'è quello economico: per questo motivo le indagini vertono anche sulla contabilità della struttura e sui finanziamenti da parte degli enti pubblici alla Fondazione Idis che gestisce la Città della Scienza. Il Cipe ha infine assegnato 33,4 milioni di euro per la ricostruzione, secondo quanto comunicato ieri in una da Palazzo Chigi. Nei giorni scorsi gli agenti della Digos hanno acquisito alla Regione i documenti relativi alle sovvenzioni elargite negli ultimi anni a Città della Scienza. Secondo la Procura di Napoli, la pista interna è quella più concreta anche se la camorra avrebbe lucrato sull'affare.
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