Si ricorda oggi a Palermo, anche con altre manifestazioni in programma in diversi comuni siciliani, la strage di via Mariano D'Amelio, diciannove anni fà, in cui con un'autobomba vennero uccisi il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino
e gli agenti della polizia di Stato che lo scortavano. Alle 16,58 del 19 luglio 1992, un'autobomba allestita con oltre un quintale di esplosivo, trasformava in un inferno via D'Amelio a Palermo. Neanche due mesi dopo la strage di Capaci, questa volta la mafia aveva cancellato per sempre con il tritolo l'esistenza terrena del giudice Paolo Borsellino, l'erede naturale di Giovanni Falcone all'interno del pool antimafia. Insieme al giudice persero la vita i suoi cinque agenti di scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In poche ore immagini di una Palermo come l'Iraq fecero il giro del mondo mostrando gli effetti della potentissima deflagrazione, che oltre a lasciare sul terreno sei corpi straziati, rappresenta ancora oggi una cicatrice indelebile nella storia repubblicana del Paese. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha deposto una corona sulla lapide che ricorda gli agenti uccisi dalla mafia al reparto scorte della caserma Lungaro di Palermo.
e gli agenti della polizia di Stato che lo scortavano. Alle 16,58 del 19 luglio 1992, un'autobomba allestita con oltre un quintale di esplosivo, trasformava in un inferno via D'Amelio a Palermo. Neanche due mesi dopo la strage di Capaci, questa volta la mafia aveva cancellato per sempre con il tritolo l'esistenza terrena del giudice Paolo Borsellino, l'erede naturale di Giovanni Falcone all'interno del pool antimafia. Insieme al giudice persero la vita i suoi cinque agenti di scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. In poche ore immagini di una Palermo come l'Iraq fecero il giro del mondo mostrando gli effetti della potentissima deflagrazione, che oltre a lasciare sul terreno sei corpi straziati, rappresenta ancora oggi una cicatrice indelebile nella storia repubblicana del Paese. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha deposto una corona sulla lapide che ricorda gli agenti uccisi dalla mafia al reparto scorte della caserma Lungaro di Palermo.
Via: Tm News
Foto: Il Sussidiario.net

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