Il ministro siriano degli Interni ha promesso di usare il "pugno di ferro" in risposta all'attentato di venerdì a Damasco, che ha provocato 26 morti e 63 feriti. "Colpiremo con il pugno di ferro contro chiunque minacci la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini", ha
affermato Ibrahim al-Shaar parlando ieri mattina alla televisione di Stato. Il ministro ha aggiunto che 15 vittime non sono state ancora identificate a causa dello strazio dei loro corpi. Gruppi dell'opposizione accusano intanto il regime di aver organizzato tutto. "Chiediamo una inchiesta internazionale e araba sull'esplosione prima che i criminali facciano scomparire le prove dei loro reati", ha indicato un portavoce dei Fratelli musulmani, Zouheir Salem, in un comunicato. "Noi attribuiamo al regime, ai suoi servizi di sicurezza e ai suoi gruppi l'intera responsabilità di questo crimine e li dichiariamo responsabili di tutto il sangue versato sul suolo iraniano", ha aggiunto. L'attentato è avvenuto nel clima di continue proteste contro il regime, e a meno di due settimane dai violenti attacchi kamikaze compiuti il 23 dicembre scorso. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki moon ha espresso "grave preoccupazione" per il deterioramento della situazione in Siria.
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