Mosca si interroga sul rispetto da parte di Londra dei principi diplomatici, mentre il destino di Julian Assange resta incerto malgrado l'asilo diplomatico concesso dall'Ecuador al fondatore di WikiLeaks. "Ciò che sta accadendo non può che spingerci a interrogarci sul
rispetto dello spirito e della lettera della convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, in particolare l'articolo 22 sull'immunità delle sedi delle missioni diplomatiche", ha affermato il ministero degli Esteri russo. L'Ecuador ha concesso giovedì asilo diplomatico ad Assange, rifugiato nella sua ambasciata dal 19 giugno, nella convinzione che la sua vita sarebbe in pericolo se fosse estradato in Svezia, dove è ricercato per presunte molestie sessuali ai danni di due donne. Il Regno Unito ha invocato una legge del 1987 che lo autorizza a entrare nelle sedi delle ambasciate revocandone lo status diplomatico, ma questa legge non è mai stata utilizzata. Il governo di Quito non ha escluso di rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia dell'Aja per costringere la Gran Bretagna a lasciar andare Assange in Ecuador. Mosca da parte sua accusa Londra di aver concesso asilo politico a molti russi, tra i quali, Boris Berezovsky, miliardario in esilio e avversario del Cremlino. Fuori la sede dipomatica di Knightsbridge per tutta la giornata si sono affollati polizia, manifestanti, tassisti con i cartelli e televisioni, tutti in attesa dell'annuncio del ministro degli Esteri Ricardo Patino: "Julian Assange rischia di diventare perseguitato politico se estradato dalla Gran Bretagna", ha detto in conferenza stampa aggiungendo che, se dovesse finire negli Usa, il capo di WikiLeaks non riceverebbe un giusto processo e potrebbe addirittura essere condannato a morte. Prima di prendere la decisione di concedere asilo politico l'Ecuador ha chiesto garanzie alla Svezia sul fatto che Assange non sarebbe stato estradato negli Stati Uniti una volta trasferito dalla Gran Bretagna. Ma non sono arrivate.
Via: TMNews

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