Un hard disk contenente 120 grammi di polvere esplosiva è stato recapitato al giornalista de La Stampa Massimo Numa. Il dispositivo conteneva un microchip che doveva funzionare da detonatore non appena fosse stato collegato al computer tramite un cavo
usb. L'ordigno, secondo quanto scrive la redazione de La Stampa, è arrivato in una busta spedita per posta ordinaria e recapitata giovedì 3 ottobre, senza mittente. Nel pacco c'era anche una lettera, un foglio A4 scritto al computer, che spiegava che la periferica conteneva video con immagini girate a settembre nei campeggi No Tav di Venaus e Chiomonte, nei pressi del cantiere della linea Tav in Valsusa. Il 9 aprile era arrivata un'altra busta, indirizzata alla redazione. In quell'occasione, un fattorino si era insospettito per il gran numero di francobolli e per la mancanza del timbro di spedizione. Dentro c'era un astuccio per cd, imbottito di polvere esplosiva. Non è esploso soltanto per un caso. L'ordigno è stato rivendicato alcuni giorni dopo con una lettera inviata al Secolo XIX dalla Federazione anarchica informale (Fai)/Fronte rivoluzionario internazionale (Fri). I NoTav hanno respinto qualsiasi collegamento con l'episodio, pubblicando un post sul proprio sito NoTav.info. Gli investigatori hanno preso le impronte digitali del destinatario e di coloro che hanno maneggiato il plico in redazione. La polizia Scientifica, poi, ha anche esaminato con particolare cura l'involucro (ma anche la memoria per pc) alla ricerca di tracce biologiche. Lo stesso scrupolo sarà applicato all'analisi della lettera di accompagnamento: benché scritta al computer, la stampa e il carattere potrebbero offrire elementi utili all'indagine.
Fonte: La Stampa
Via: Sky Tg24
Foto dal web

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