Randazzo, paese alle pendici dell'Etna, è in festa per la liberazione di Marcello Rizzo, l'italiano rapito in Nigeria, dove lavorava in un'impresa di costruzioni, e poi rilasciato. Secondo il sindaco Michele Mangione il silenzio sulla vicenda ha agevolato la
soluzione positiva: all'inizio si temeva un rapimento a scopo politico: "Il fatto che fosse in mano a una banda di sequestratori che hanno agito solo a fini di estorsione forse è stato favorevole per la risoluzione della vicenda". Per la famiglia Rizzo questo sarà un Natale speciale, come spiega il figlio Salvatore: "Abbiamo passato uno dei giorni più belli della nostra vita, dopo alcuni fra i giorni più brutti della nostra vita. Sono stati tutti molto vicini a noi e tutti gli amici e le persone che in un momento così tragico si sono rivelate tali". Marcello Rizzo ha lavorato per quasi 20 anni a Randazzo e si era trasferito in Nigeria in cerca di migliori condizioni economiche. Il tecnico italiano era stato stato rapito il 6 dicembre al termine della giornata di lavoro, dopo aver lasciato il sito dove si trova la cava della Gitto costruzioni. Alla sua liberazione hanno lavorato e hanno svolto un ruolo determinante gli agenti dell'Aise (i servizi segreti militari italiani) e diplomatici dell'ambasciata italiana di Abuja, nonchè i negoziatori di una società di sicurezza privata che hanno affiancato i militari e i servizi segreti nigeriani (Sss). Il commando dei rapitori era formato in totale da 8 membri.
soluzione positiva: all'inizio si temeva un rapimento a scopo politico: "Il fatto che fosse in mano a una banda di sequestratori che hanno agito solo a fini di estorsione forse è stato favorevole per la risoluzione della vicenda". Per la famiglia Rizzo questo sarà un Natale speciale, come spiega il figlio Salvatore: "Abbiamo passato uno dei giorni più belli della nostra vita, dopo alcuni fra i giorni più brutti della nostra vita. Sono stati tutti molto vicini a noi e tutti gli amici e le persone che in un momento così tragico si sono rivelate tali". Marcello Rizzo ha lavorato per quasi 20 anni a Randazzo e si era trasferito in Nigeria in cerca di migliori condizioni economiche. Il tecnico italiano era stato stato rapito il 6 dicembre al termine della giornata di lavoro, dopo aver lasciato il sito dove si trova la cava della Gitto costruzioni. Alla sua liberazione hanno lavorato e hanno svolto un ruolo determinante gli agenti dell'Aise (i servizi segreti militari italiani) e diplomatici dell'ambasciata italiana di Abuja, nonchè i negoziatori di una società di sicurezza privata che hanno affiancato i militari e i servizi segreti nigeriani (Sss). Il commando dei rapitori era formato in totale da 8 membri.
Fonte: TMNews
Via: La Repubblica
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