"Per amore del mio popolo non tacerò". La ribellione al silenzio, all'omertà e all'accondiscendenza complice. È questa l'arma con cui Don Peppe Diana ha sfidato la camorra, mettendo in crisi un sistema che si regge sulla paura e sulla rinuncia alle regole fondamentali della
convivenza civile". Lo dichiara il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, in occasione del ventesimo anniversario dell’uccisione di Don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe. "L'eroismo semplice e umile di Don Peppe Diana consiste nell’aver voluto fare fino in fondo il suo lavoro di parroco che, a costo della vita, non ha accettato i soprusi e le violenze, anzi, li ha denunciati dall'altare. Una denuncia pubblica che ha creato una crepa nell'assedio della camorra a Casal di Principe, mettendo in crisi i cardini su cui i sistemi criminali si reggono: la paura e il silenzio. Per questo motivo, Don Diana fu ucciso proprio mentre si accingeva ad andare sull'altare, mentre stava compiendo un gesto quotidiano e, al tempo stesso, rivoluzionario e intollerabile per la logica criminale. La sua Chiesa militante, le sue esortazioni a reagire, la sua testimonianza, oggi più che mai, ci ricordano che la battaglia contro le forze del male non è ancora vinta. C’è bisogno ogni giorno dell’impegno di tutti. E' necessario il lavoro costante delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura, ma c’è bisogno anche dell’impegno di ognuno di noi, come cittadini. Il nostro no convinto e forte alle mafie rende onore a quella voglia di riscatto e di libertà che è costata la vita a persone come Don Peppe Diana e, soprattutto, coltiva la speranza che quei sacrifici non siano stati inutili". Oltre 5.000 ragazzi delle scuole medie e superiori e della parrocchie della diocesi di Aversa hanno sfilato in corteo a Casal di Principe nel ventennale dell'uccisione di don Giuseppe Diana.
Fonte: Ministero dell'Interno
Via: ANSA
convivenza civile". Lo dichiara il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, in occasione del ventesimo anniversario dell’uccisione di Don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe. "L'eroismo semplice e umile di Don Peppe Diana consiste nell’aver voluto fare fino in fondo il suo lavoro di parroco che, a costo della vita, non ha accettato i soprusi e le violenze, anzi, li ha denunciati dall'altare. Una denuncia pubblica che ha creato una crepa nell'assedio della camorra a Casal di Principe, mettendo in crisi i cardini su cui i sistemi criminali si reggono: la paura e il silenzio. Per questo motivo, Don Diana fu ucciso proprio mentre si accingeva ad andare sull'altare, mentre stava compiendo un gesto quotidiano e, al tempo stesso, rivoluzionario e intollerabile per la logica criminale. La sua Chiesa militante, le sue esortazioni a reagire, la sua testimonianza, oggi più che mai, ci ricordano che la battaglia contro le forze del male non è ancora vinta. C’è bisogno ogni giorno dell’impegno di tutti. E' necessario il lavoro costante delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura, ma c’è bisogno anche dell’impegno di ognuno di noi, come cittadini. Il nostro no convinto e forte alle mafie rende onore a quella voglia di riscatto e di libertà che è costata la vita a persone come Don Peppe Diana e, soprattutto, coltiva la speranza che quei sacrifici non siano stati inutili". Oltre 5.000 ragazzi delle scuole medie e superiori e della parrocchie della diocesi di Aversa hanno sfilato in corteo a Casal di Principe nel ventennale dell'uccisione di don Giuseppe Diana.
Fonte: Ministero dell'Interno
Via: ANSA

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