5 milioni di euro. A tanto ammonta il bottino sequestrato dalla Direzione Investigativa Antimafia di Palermo all'imprenditore Giuseppe Bordonaro, già sottoposto ad altri sequestri per 16 milioni di euro. Bordonaro a Palermo era diventato un punto di riferimento per
la gestione di cave di pietra e per la produzione e vendita di calcestruzzo, grazie alla sua appartenenza a Cosa nostra. L'imprenditore faceva parte, infatti, del cosiddetto "metodo Siino" in base al quale Cosa nostra controllava il sistema degli appalti attraverso un "tavolino tecnico" diretto dal "ministro dei lavori pubblici" di Totò Riina, Angelo Siino. Lo spessore mafioso di Bordonaro, inoltre, è confermato da un "pizzino" trovato ai boss Lo Piccolo, in cui si fa riferimento all'imprenditore palermitano per un lavoro all'aeroporto. Condannato in via definitiva a quattro anni e sei mesi di reclusione per il reato di associazione mafiosa, Bordonaro pose in liquidazione tutte le società a lui riconducibili. Al contempo, le stesse imprese sciolte o liquidate vennero nuovamente costituite con il medesimo oggetto sociale, ma intestate ai suoi due fratelli immuni da pregiudizi penali. Ai beni posti già sequestrati in passato a Bordonaro si aggiungono quelli colpiti del provvedimento di oggi, cioè due ville, cinque appartamenti, sette locali adibiti a box ed un locale adibito ad ufficio, dal valore totale superiore ai cinque milioni di euro.
Fonte: TMNews
Via: ASCA
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