In una lettera anonima e sgrammaticata spedita a L'Eco di Bergamo si legge: "Sono io l'assassino di Yara". Chi l'ha scritta, usando un normografo con caratteri a stampatello su un foglio A3 a due facciate, dice di essere l'assassino di Yara Gambirasio, la 13enne uccisa il 26 novembre scorso a Brembate di Sopra. Si tratterebbe di un pedofilo, che passava "vicino al centro sportivo per conoscere qualche ragazzina, perché le donne non me vogliono, mi imbarazzo con adulti". Aveva conosciuto la sua futura vittima da un paio di mesi: "Verso fine settembre passavo vicino a palestra con la mia macchina e con delle scuse avevo conosciuto una con quel nome. Finimmo con il simpatizzare eppure mi sembrava di piacere a lei perché mesorrideva quando le chiedevo se aveva il ragazzo fisso". Poi, il resoconto della sera della tragedia: "Gli offrivo un passaggio a casa verso le 18,50. Con una scusa le dissi che dovevo passare un attimo al posto di lavoro a Mapello. Verso le 19 arrivammo a Mapello, in macchina le squillò il cell. La convinsi a spegnerlo, lei aveva già capito le mie intenzioni. Una volta fermata la macchina si spaventò e tentò di scappare, prima mi colpì ai testicoli e il suo cell. mi cadde addosso. Lo presi e lo disattivai. Lei intanto era appena scappata fuori de macchina. Avevo perso la testa per il fatto che poteva rovinare il mio corpo. La insegui nel campo dietro cantiere avevo un coltello poi presi una pietra e senza rendermi conto la colpii alla testa. Pensavo che era meglio chiamare il 118 e poi scappare ma preso dal panico la caricai in macchina e (..) portai il corpo in un campo più sicuro di Mapello (in realtà Chignolo ndr)". Una ricostruzione compatibile con quella di un'attenta lettura dei giornali e con nessun dettaglio inedito. I carabinieri, su disposizione del pm Letizia Ruggeri, hanno trasmesso la lettera al Ris di Parma.
Fonte: L'Eco di Bergamo

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