Abu Omar, l'ex imam della moschea di viale Jenner, è stato condannato a sei anni di reclusione dal gup di Milano, Stefania Donadeo, con l'accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Il processo si è svolto in contumacia, alla luce del trasferimento di Abu Omar in Egitto. Per lui il procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, aveva chiesto la condanna a sei anni e otto mesi. Prima di essere sequestrato nell'ambito di un'operazione di "Extraordinary rendition" ad opera della Cia e, secondo l'accusa, con la compiacenza del Sismi, Abu Omar era sotto indagine per terrorismo internazionale in un'inchiesta della Digos. Secondo l'accusa, tra il 2000 e il 2003 Abu Omar faceva parte assieme ad altri 13 stranieri, molti dei quali già condannati in via definitiva, di un'associazione che aveva "lo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo in Italia e all'estero". Per il sequestro di Abu Omar, nel settembre 2012, sono stati condannati in via definitiva 23 agenti della Cia. A uno di essi, Joseph Romano, lo scorso aprile è stata concessa la grazia da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L'avvocato dell'ex imam, Carmelo Scambia, ha commentato la sentenza dicendo che dava "per scontato l'esito di questo processo, c'era da stabilire solo la quantificazione della pena che in linea teorica poteva arrivare anche a 10 anni".
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