Processo Mediaset, legali Berlusconi: da procura Milano tesi infondate

"Mentre la Procura di Milano, come di consueto, chiedeva con argomenti insussistenti e privi di ogni fondamento la condanna del presidente Berlusconi nel processo cosiddetto 'Diritti Mediaset', la Corte di Cassazione depositava la motivazione con cui assolveva lo stesso
presidente Berlusconi per la medesima vicenda, ancorchè per anni diversi, confermando la sua assoluta estraneità e la totale carenza di prove o riscontri a suo carico''. E' quanto sottolineano, in una nota, i legali dell'ex presidente del Consiglio, Piero Longo e Niccolò Ghedini. Al termine della sua lunga requisitoria al processo sui diritti televisivi di Mediaset, il pm di Milano Fabio De Pasquale ha chiesto la condanna a 3 anni e 8 mesi per Silvio Berlusconi e 3 anni e 4 mesi per Fedele Confalonieri. Entrambi sono accusati di frode fiscale. Nessun "elemento probatorio" a dimostrare la sussistenza delle accuse mosse a Silvio Berlusconi dai pm di Milano nell'ambito dell'inchiesta Mediatrade. E' quanto rileva la seconda sezione penale della Cassazione, spiegando perchè, il 18 maggio scorso, decise di confermare il proscioglimento dell'ex premier, disposto dal gup milanese, dalle contestazioni di appropriazione indebita e frode fiscale. Nella sentenza n.24075 depositata oggi, la Suprema Corte sottolinea che il giudice dell’udienza preliminare ha “correttamente applicato” i principi giurisprudenziali, osservando, "all'esito dell'ampia disamina delle condotte specificamente attribuite a Silvio Berlusconi", che non è stato "offerto dal pm alcun elemento probatorio, preciso e concreto che possa considerarsi apprezzabilmente significativo dell’esistenza in capo all'imputato Silvio Berlusconi di reali poteri gestori della società’ Mediaset nel periodo di riferimento dei fatti per cui si procede". 

Via: ASCA
Foto: Digita

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