Yara, lettera di due agenti: "inquirenti e procura inadeguati"

"Quella in cui ci ritroviamo a vivere è una surreale atmosfera di asfissiante smarrimento, talmente pesante da sconfinare nello sconforto". Inizia così la lettera di due esponenti delle forze dell'ordine pubblicata dall'Eco di Bergamo. Una denuncia, nell'anonimato, di tutti gli errori compiuti da Polizia, Carabinieri e magistratura che hanno indagato sul caso di Yara Gambirasio. "Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito ad una gestione delle indagini da parte degli inquirenti perlomeno discutibile e oggettivamente farraginosa e, non da ultimo, improduttiva", spiegano di due agenti. "Forse la chiave di questo insuccesso investigativo è da ricercarsi nella cronica assenza (storica) di sinergia tra carabinieri e polizia". Poi l'attacco alla Procura di Bergamo: "Sconcertante, inoltre, e non possiamo davvero sorvolare sulla questione, la direzione e la conduzione delle indagini affidata alla magistratura che, alla prova dei fatti, si è dimostrata impreparata o per lo meno avventata nel suo incedere, come testimoniato in modo eclatante nella circostanza dell’arresto di un cittadino straniero (Fikri, ndr), determinato da un’errata traduzione di una conversazione telefonica. E come non citare le circostanze del nuovo sequestro, a distanza di giorni, dell’area del ritrovamento del cadavere di Yara per l’effettuazione di rilievi scientifici chiaramente ormai «inquinati» dal libero accesso di giornalisti e gente comune dei giorni precedenti".

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