Bergamo, 19 dic (La Repubblica/Il Secolo XIX) - Una nuova testimonianza aggiunge un ulteriore elemento nel giallo della scomparsa di Yara Gambirasio. E' quella del padre di una ragazza che frequenta la stessa palestra a Brembate di Sopra in cui la tredicenne si esercitava nella ginnastica ritmica. L'uomo dice di aver visto la piccola uscire dal centro sportivo alle 18,42 del 26 novembre.
La testimonianza, ritenuta attendibile dagli investigatori, permette di ridurre l'orario in cui il cellulare della ragazza sarebbe rimasto acceso: non più mezz'ora, ma meno di un quarto d'ora, visto che l'ultimo segnale del telefonino è stato registrato alle 18,56. E' il tempo sufficiente per incamminarsi verso casa, dove la ragazza doveva effettivamente andare, come conferma anche l'analisi tecnica delle celle agganciate dal suo telefono: l'ultima è quella di via Ruggeri, all'interno della quale ricade anche l'abitazione della famiglia Gambirasio. A meno di voler considerare un'azione fulminea da parte di sequestratori, si deve pensare all'incontro con una persona conosciuta che può averle offerto, magari, un passaggio in macchina.
Un ultimo filo di speranza, comunque un messaggio su cui gli investigatori vogliono vederci chiaro è una lettera anonima, inviata da un medium alla madre di Yara. La missiva è stata intercettata da un impiegato del centro di smistamento delle Poste, all’aeroporto di Genova, che l’ha consegnata ai carabinieri. Il contenuto, sul quale gli inquirenti mantengono cautela e riserbo, può essere riassunto così: Yara, nell’opinione del sensitivo, sarebbe viva e si troverebbe in un casolare di campagna nella provincia di Bergamo, in compagnia di altre ragazzine. «Attenzione - si conferma in ambienti investigativi - questa segnalazione va incrociata con altre, dello stesso tipo, giunte negli ultimi giorni. Ma data la sua particolarità si è ritenuto opportuno per il momento non cestinarla».

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