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Vantaggiato aveva già colpito, parla amica Melissa e genitori Sabrina - video

Il gip del tribunale di Lecce, Ines Casciaro, ha convalidato il fermo di Giovanni Vantaggiato, l'imprenditore reo confesso dell'attentato di Brindisi del 19 maggio. Il difensore di Vantaggiato, l'avvocato Franco Orlando, sta valutando l'ipotesi di presentare ricorso al tribunale del riesame contro l'ordinanza di custodia cautelare. Ora Vantaggiato vuole scrivere una lettera ai familiari di Melissa e alle altre ragazze che sono rimaste ferite, ha rivelato il gip Casciaro che ha condotto l'interrogatorio di garanzia. E sulla lettera di scuse che Vantaggiato ha detto di voler scrivere dice a Sky Tg24 una delle ragazze ferite: "Ormai tutto è perso". E la madre di Sabrina: "me l'ha rovinata". Il fratello di Vantaggiato: "Ha colpito da solo". Ma Vantaggiato già aveva colpito. Telecomando e polvere pirica. Domenica 24 febbraio 2008, ore 9 di mattina, via Panarese, Torre Santa Susanna. Un uomo salta in aria. Le schegge si conficcano nei palazzi. Secondo gli investigatori, anche la mano che ha premuto il telecomando è quella di Giovanni Vantaggiato. E ora un investigatore che aveva lavorato sul vecchio caso irrisolto dice: "Abbiamo fatto una ricerca in tutta Italia. Negli ultimi dieci anni solo due bombe hanno questo stesso tipo di confezionamento".








Vie: TM News | Grr Rai
Foto da video

Brindisi: ascoltate ragazze ferite, inquirenti al lavoro anche su Facebook

Compatibilmente con le loro condizioni di salute vengono ascoltate, nell'ambito delle indagini, alcune delle ragazze ferite nell'attentato avvenuto il 19 maggio scorso davanti all'istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi. L'esplosione ha causato la morte della 16enne Melissa Bassi, e il ferimento di altre cinque ragazze. E' un'attività, questa, che sta procedendo tenendo presente le condizioni psico-fisiche delle studentesse, anche se gli investigatori hanno ormai già ricostruito il momento preciso dell'esplosione. "Stiamo andando avanti con i piedi di piombo", dice all'ANSA il procuratore della Dda di Lecce Cataldo Motta. "Lo dico e lo ripeto: questa è una indagine molto delicata. Non sarà breve", aggiunge anche. "Non stiamo lasciando intentata - continua Motta - nessuna pista e stiamo verificando ogni segnalazione". Gli investigatori, nell'ambito delle indagini, stanno svolgendo controlli anche sulle pagine Facebook degli studenti dell'istituto Morvillo Falcone. Si attendono inoltre gli esiti dei vari esami di laboratorio compiuti sui reperti raccolti sul luogo dell'attentato. Veronica Capodieci, la più grave delle studentesse ferite nell’attentato, continua a lottare.

Via: Rai News 24

Maddie McCann, Scotland Yard vuole riaprire le indagini: forse è viva

Scotland Yard ha chiesto alle autorità portoghesi di riaprire l'inchiesta sulla scomparsa di Madeleine McCann. In una conferenza stampa a Londra, l'investigatore Andy Redwood ha detto che una revisione fa ritenere che ci sia la "possibilità" che la bambina sia ancora viva. Il detective si è detto inoltre convinto che Maddie, scomparsa il 3 maggio del 2007 quando aveva 4 anni mentre era in vacanza con i genitori in Algarve, sia stata "rapita" da un "estraneo" e che vi siano "195 potenziali indizi" per trovarla ancora in vita. La squadra di 28 investigatori - che ha esaminato 40.000 indizi - ha inoltre diffuso l'immagine di Madeline come sarebbe oggi a 9 anni. I genitori di Madeleine, Kate e Gerry, non hanno mai rinunciato alla speranza che la figlia sia ancora viva. E si sono detti soddisfatti dell'immagine diffusa. L'inchiesta ufficiale era stata archiviata nel luglio del 2008 ma la revisione del caso da parte di Scotland Yard è stata avviata lo scorso anno, quando David Cameron ha risposto a un appello dei genitori della piccola. Redwood ha detto che il suo team sta analizzando "ogni singolo pezzo di carta" prodotto nel corso dell'inchiesta. E ha aggiunto: "Tutto è possibile e chiaramente, all'interno di tale materiale, ci potrebbe essere la risposta che cerchiamo".

Fonte: Adnkronos

Buste con proiettili recapitati a Monti, Berlusconi e direttori giornali

Dieci buste con proiettili indirizzate ad alte autorita' politiche, tra cui il presidente del Consiglio Mario Monti, l'ex premier Silvio Berlusconi e il leader del Pd Pier Luigi Bersani, sono state intercettate alle poste di Lamezia Terme. Tra i destinatari delle missive,

Mike Bongiorno: salma torna a casa, famiglia decide la cremazione

Che sia proprio il feretro trafugato nel piccolo cimitero di Dagnente di Arona sul Lago Maggiore la notte tra il 24 e il 25 gennaio di quest’anno non ci sono dubbi. "Mike tornerà a casa, a Dagnente, sul lago Maggiore, un posto che tanto gli piaceva. Lo

Arezzo, rapina a furgone: carico d'oro arriva vuoto a Bruxelles

Un carico d'oro del valore di 400mila euro, partito da un'azienda di Badia al Pino, la Chimet, diretto a Bruxelles, è sparito, sostituito da pesi da palestra, senza che autisti e addetti alla sicurezza si siano accorti di nulla. Lo si è appreso dai Carabinieri di Alessandria che, insieme a quelli di Arezzo e all'Interpol, stanno indagando sul furto. Durante una sosta in Piemonte, da quanto si è saputo, il furgone è stato sistemato in un deposito regolarmente vigilato. Gli investigatori stanno esaminando tutti i particolari della vicenda e il racconto che ne hanno fatto i protagonisti. Il furto dell'oro, che avrebbe dovuto arrivare a Bruxelles, risalirebbe a una decina di giorni fa e la Chimet avrebbe già presentato denuncia all'assicurazione. Secondo quanto si è appreso, però, il furgone partito da Arezzo con un fusto contenente l'oro non è quello arrivato in Belgio. In provincia di Alessandria, infatti, il mezzo si sarebbe fermato. Una volta tolti i sigilli il fusto con l'oro, insieme ad altro materiale, sarebbe stato caricato su un altro vettore, nuovamente sigillato, diretto a Bruxelles. Pesi da palestra al posto d'oro, questo è quanto è stato trovato nelle scatole arrivate a Bruxelles. Il furto potrebbe essere avvenuto alla frontiera tra la Francia e il Belgio.

Fonte: Lettera43
Via: ANSA

Firenze: ferito segretario dell'arcivescovo, caccia a un clochard

Colpito da un proiettile all'addome don Paolo Brogi, segretario dell'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori. E' caccia a un clochard che avrebbe esploso il colpo di pistola dopo essere entrato nella sede della Curia. Il senzatetto avrebbe minacciato anche monsignor Giuseppe Betori senza esplodere colpi contro di lui. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, l'aggressore è entrato dall'ingresso posteriore dell'arcivescovado, mentre l'auto di monsignor Betori entrava attraverso la porta del garage. Quando don Brogi è sceso dall'auto, il clochard ha chiesto di parlare con l'arcivescovo ma il segretario ha detto che in quel momento non era possibile. A quel punto il 70enne, pare in stato confusionale, ha esploso un colpo di pistola ferendo il segretario dell'arcivescovo, mentre monsignor Betori era ancora seduto nell'auto. A soccorrere don Paolo Brogi, centrato da un proiettile all'addome, sarebbe stato lo stesso arcivescovo. Il segretario è stato poi portato in ambulanza all'ospedale di Santa Maria Nuova: è in prognosi riservata e al momento risulta che non siano stati lesi gli organi vitali. Gli investigatori cercano un clochard sui 65-70 anni, con la barba incolta e un cappello di lana.

Via: Adnkronos

Via d'Amelio, il Pg di Caltanissetta chiede revisione dei due processi

Il Procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, ha chiesto la revisione dei processi "Borsellino" e "Borsellino-bis" contro i presunti autori della strage di via d'Amelio. Undici in tutto gli imputati, di cui sette già condannati all'ergastolo. La richiesta avanzata alla

Violenza sessuale di gruppo su 2 ragazzine, indagati 7 minori

Sette minorenni, tutti tra i 15 e i 16 anni, di Melpignano (Lecce) sono indagati per episodi di violenza sessuale di gruppo che avrebbero compiuto nei confronti di due amiche, di 13 e di 14 anni, che avevano voluto punire perche' le ragazzine avevano deciso di uscire dalla comitiva. La situazione è stata denunciata dai genitori delle vittime, ai quali le due amiche hanno raccontato tutto dopo l'ennesimo episodio di violenza subito, avvenuto il 30 luglio. Le due ragazzine - secondo quanto hanno poi raccontato agli investigatori - erano uscite di casa ed erano in giro per il paese quando il gruppo ha cominciato a seguirle e poi, in una via buia e isolata, le hanno accerchiate. Con la forza i sette minorenni avrebbero poi compiuto gli atti sessuali che le ragazzine avrebbero subito contro la loro volontà, bloccate su una panchina e senza possibilità di riuscire a fuggire. Gli episodi di violenza sarebbero cominciati nel mese di giugno, quando le ragazzine hanno deciso di non fare più parte della comitiva. Il procuratore Maria Cristina Rizzo, ha affidato l'incarico a due consulenti, una psicologa ed uno psichiatra, di eseguire un esame psichiatrico-psicologico delle dichiarazioni delle ragazzine.

Via: LEGGO

Cadavere bruciato a Trieste, fermato presunto coautore delitto

E' stato fermato stamattina, verso le 8.30, in provincia di Cosenza, a Verbicaro, il triestino Giuseppe Console, 24 anni, che secondo gli inquirenti sarebbe il coautore dell'efferato delitto commesso a Trieste nella notte tra giovedì e venerdì. La

Investigatori: "Parolisi ha mentito su tutto", Melania colpita in giorni diversi

"Parolisi ha mentito su tutto". Sono convinti di questo, secondo quanto apprende l'AGI, gli investigatori impegnati nell'indagine a carico del caporal maggiore dell'esercito Salvatore Parolisi, per il quale la Procura ascolana ha chiesto l'arresto al Gip del tribunale Carlo Calvaresi. I colpi con cui e' stata uccisa Melania Rea sono stati inferti con armi diverse e in giorni differenti. Come riporta l'ANSA, l'assassino ha usato un coltello e forse un punteruolo, e ha infierito sul cadavere dopo la morte e presumibilmente in una data piu' vicina al ritrovamento del corpo - il 20 aprile - che al giorno dell'omicidio. E' quanto emerge dall'autopsia. La morte e' avvenuta in un arco di tempo ristretto, intorno alle 14,15-14,20. Il luogo dell'omicidio e' Ripe di Civitella (Teramo). La donna non sarebbe mai passata o arrivata da Folignano a Colle S.Marco, cosi' come raccontato dal marito. Sorge a questo punto il problema della competenza territoriale, per il quale però andrebbero valutati anche altri elementi.

Yara: investigatori: "ipotesi branco ma ancora nessuna svolta"

L'ipotesi che ad uccidere Yara Gambirasio sia stato un branco di giovani residenti a Brembate Sopra o nei dintorni, ''e' una delle tante che sono state prese in esame in questi mesi, ma non e' affatto la piu' probabile''. Gli investigatori che continuano a lavorare nel piu' stretto riserbo per risolvere il caso, assicurano che al momento ''non c'e' ancora stata, purtroppo, alcuna svolta nelle indagini''. Se cosi' fosse, ci sarebbero perlomeno delle persone sospettate, cosa che al momento non risulta dagli atti della Procura. Aver individuato, tra le migliaia di comparazioni, un cromosoma compatibile tra quello trovato sugli indumenti della ragazzina e i tanti raccolti dagli inquirenti, potrebbe rappresentare un passo in avanti nelle indagini, ma e' ancora presto per capire quanto questo elemento possa davvero essere utile a chi indaga. Si è parlato di eventuali legami di parentela tra le tracce comparate e il profilo biologico degli assassini, ma anche su questo gli investigatori non si sbilanciano.

Melania: supertestimone smentito, individuato il telefonista

E’ stata definitivamente smentita una delle ultime testimonianze su Melania Rea, la donna scomparsa il 18 Aprile da Colle San Marco mentre si trovava in compagnia del marito Salvatore Parolisi e della figlioletta di 18 mesi, e ritrovata morta, due giorni dopo, a Ripe di Civitella. L’uomo, un anziano di Civitanova Marche, aveva infatti dichiarato di aver visto Melania litigare con il marito in quel pomeriggio del 18 Aprile, per poi salire su un auto insieme ad un uomo, forse brizzolato, e due donne: la testimonianza era sin da subito apparsa poco credibile, ma dopo le dovute verifiche gli inquirenti hanno chiarito che si tratta di un mitomane. Intanto sarebbe stato individuato il telefonista che avvertì i carabinieri del cadavere. Sarebbe un cercatore di funghi di Villa Lempa, tornato poi indietro con il pullman di linea e che avrebbe effettuato la chiamata da una cabina alla stazione di Teramo. Gli inquirenti, secondo indiscrezioni, potrebbero essere sul punto di dare all'uomo un nome e un volto. "Ci sono molti altri potenziali testimoni - riferisce una fonte investigativa - che quel giorno erano a Pianoro. Li stiamo cercando e siamo convinti di trovarli".

Melania Rea: trovati dei vestiti, forse dell'assassino

Il giallo dell'omicidio di Melania Rea si arricchisce di un nuovo elemento: i carabinieri, in azione insieme agli agenti del Corpo Forestale, hanno ritrovato nei pressi di Ripe di Civitella alcuni abiti e oggetti che potrebbero fornire una chiave agli sviluppi dell'indagine. La perlustrazione è stata effettuata tra Ripe di Civitella del Tronto - il luogo dove fu trovato il cadavere di Melania - e Colle San Giacomo, in un tratto di strada di circa otto chilometri, e successivamente nel bosco sottostante alla pineta delle Casermette di Ripe. In particolare, in un dirupo sottostante la strada, sono stati rinvenuti una maglietta e un paio di jeans di taglio maschile, dei quali l'assassino potrebbe essersi sbarazzato dopo aver massacrato la donna. Gli investigatori ritengono che alcuni capi d'abbigliamento possano essere stati abbandonati in tutta fretta nelle ore in cui si è consumato il delitto: l'area, infatti, è vicina a quella del ritrovamento del cadavere.

Omicidio Rea, nel bosco tracce di sangue e un orecchino

Si fa sempre più strada l'ipotesi che Carmela, o Melania, come tutti la chiamavano, sia stata uccisa nel luogo dove poi è stato trovato il cadavere, nella zona di Casermette, a qualche chilometro di distanza dall'area pic-nic dove si trovava con il marito e la figlioletta di 18 mesi prima di sparire. A portare gli investigatori in questa direzione sarebbero proprio i tanti elementi emersi dal sopralluogo di oggi. Un sopralluogo che è stato deciso, e organizzato, sulla base di quanto emerso nel corso della prima ispezione del posto. Dunque, il ritrovamento di un orecchino, le tracce di sangue scoperte nella zona - che restano comunque ancora da analizzare - e altri elementi portano gli investigatori a ritenere probabile l'ipotesi che Melania sia stata uccisa nel bosco di Ripe, dove potrebbe essere arrivata volontariamente, magari insieme a qualcuno che conosceva, o dove potrebbe essere stata invece portata con la forza.

Omicidio Rea, cellulare ancora acceso subito dopo morte

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Non sarebbe stato spento subito, nel momento della scomparsa, il telefonino di Carmela Rea, sparita lo scorso 19 aprile da Colle San Marco nell'ascolano. Il segnale dell'apparecchio telefonico pare perdersi attorno alle 19, orario fino al quale in telefonino potrà però darà indizi sugli spostamenti della donna. Al lavoro gli investigatori per ritrovare impronte sul telefono della giovane, mentre nella sua abitazione è stata ritrovata un'altra sim card della quale il marito non sarebbe stato a conoscenza. Il cadavere della Rea, 29enne originaria di Somma Vesuviana e residente a Folignano nell'ascolano, sarebbe stato rinvenuto a pochi metri dal poligono da tiro dell'area militare delle Casermette, è per questo che gli inquirenti stanno indagando anche nell'ambiente, di cui fa parte anche il marito. Gli abitanti del paese dove viveva Carmela, Folignano (Ap), raccontano anche di un presunto stalker che la avrebbe infastidita in paese, ma la voce non è confermata dagli inquirenti.

Yara: nuova intercettazione di Fikri, spunta un 40enne non estraneo

"L'hanno uccisa davanti al cancello". A pronunciare questa frase, in una telefonata intercettatata dalla procura di Bergamo, è stato Mohamed Fikri, il muratore marocchino che sabato 4 dicembre era stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta per l'omicidio di Yara Gambirasio. Lo rivela il settimanale Panorama, in un articolo che sarà pubblicato nel numero in edicola da venerdì prossimo. Fikri era finito in carcere per una frase mal tradotta. La nuova frase intercettata, secondo quando riporta Panorama, compare in una conversazione telefonica con la sua fidanzata. E sulla traduzione concordano tre diversi interpreti della Procura. Stranamente, secondo quanto scrive Panorama, la nuova telefonata viene registrata dai carabinieri, ma la trascrizione non viene inserita subito nel fascicolo d'indagine e così le parole non vengono contestate a Fikri quando viene interrogato dal sostituto procuratore di Bergamo, Letizia Ruggeri, lunedì 6 dicembre. Secondo altre indiscrezioni raccolte da Panorama, è entrato nel mirino degli inquirenti un altro personaggio. Si tratta di un uomo sui 40 anni che si trovava in prossimità della palestra la sera in cui Yara è scomparsa. Costui non appartiene alla famiglia Gambirasio, ma non sarebbe estraneo al circoscritto mondo di Yara. E tra i due, rivela un investigatore, c'è un punto di contatto molto interessante.

Via: Adnkronos

Yara, ricostruiti gli ultimi attimi: fuga, inseguimento, omicidio

Yara Gambirasio tentò di sfuggire all’assassino correndo tra le sterpaglie di Chignolo d’Isola ma fu raggiunta, ferita, fiaccata e strangolata. Riuscì in qualche modo a scappare dall’auto che l’aveva portata prigioniera sul campo di via Bedeschi e si lanciò verso le luci dei vicini capannoni industriali perché l’istinto le fece intravedere, in quel chiarore vicino eppure lontanissimo, la possibile salvezza. Il “mostro” tuttora senza volto però le fu addosso in un attimo. Quando l’ebbe raggiunta, la afferrò da dietro per il giubbotto. Le assestò un paio di fendenti che la presero di striscio alla schiena. La ragazzina cercava di divincolarsi, quando un secondo colpo le arrivò alla gola. Fu allora che cadde e fu allora che lo sconosciuto le fu sopra a cavalcioni per finirla. Qualunque cosa impugnasse, un coltello, un cacciavite o chissà che altro, la vittima continuava a dibattersi disperata e allora l’assassino lasciò cadere l’arma, si abbandonò alla forza selvaggia dell’animale e strinse le mani attorno al collo della piccola ginnasta di Brembate Sopra finché non la vide immobile per sempre. Gli investigatori al lavoro a Bergamo, dieci giorni dopo la scoperta del corpo, credono di aver ricostruito («Con una certa approssimazione», ammettono) gli ultimi istanti della piccola Gambirasio.

Gemelline: rinvenuto il microchip gps padre, presto inviato in Stati Uniti

E' stato trovato lungo i binari della stazione ferroviaria di Cerignola il microchip del gps marca Garmin di Matthias Schepp, l'uomo suicidatosi sotto un treno il 3 febbraio scorso. Il microchip e' stato recuperato a una quindicina di metri dal

Gemelle scomparse: proseguono ricerche, pubblicate memorie padre

Ancora ricerche lungo i binari della stazione ferroviaria di Cerignola, in provincia di Foggia. Gli investigatori sperano di trovare la memoria del gps che Matthias Schepp aveva con sé quando si è lanciato, nella stazione del comune foggiano, sotto un treno in corsa, il 3