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Roma: frode 89 mln da vendita hotel, sequestro beni 15 mln - video

Beni immobili e mobili, del valore di 15 milioni di euro, sono stati sequestrati a tre imprenditori romani dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, nell'ambito di un'inchiesta giudiziaria avviata sulla vendita di un noto albergo di via Veneto, uno dei simboli negli anni '60 della "dolce vita". Le indagini delle Fiamme Gialle del Nucleo Polizia Tributaria hanno consentito di ricostruire in maniera certosina i passaggi della cessione dell'intera proprietà dell'albergo "Ambasciatori Palace", avvenuta nel 2008, tra una famiglia di imprenditori capitolini ed un importante gruppo alberghiero partenopeo, preordinati, grazie a plurimi, collegati e complessi negozi giuridici, ad occultare al Fisco la sostanziosa plusvalenza realizzata dai cedenti, pari ad oltre 89 milioni di euro. Infatti, era stata orchestrata l'interposizione, tra cedente e cessionario, di una società fiduciaria inglese, le cui quote azionarie sono state conferite ad un trust con sede in Nuova Zelanda, paese avente un regime di fiscalità privilegiata "off-shore", sul cui conto corrente presso una banca di Ginevra è pervenuto il bonifico relativo al corrispettivo dichiarato della vendita, pari ad oltre 92 milioni di euro. La plusvalenza avrebbe dovuto concorrere alla formazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, per ognuno dei tre soggetti, per il 40% dell'ammontare della stessa, per un totale di circa 15 milioni. 

Fisco, metà contribuenti italiani dichiara meno di 16mila euro - video

Italia, mezzo paese con mille e trecento euro al mese e senza altri beni, case di proprietà o rendite che siano. Insomma, mezzo Paese ad un passo dalla povertà, almeno stando a quanto risulta dalle dichiarazioni Irpef 2012 elaborate dal Ministero dell'Economia. La metà dei contribuenti italiani infatti non arriva a dichiarare 16 mila euro di reddito l'anno. Il reddito medio complessivo è di 19.750 euro. Complessivamente il 90 per cento degli italiani dichiara meno di 36 mila euro, mentre il 5 per cento dei contribuenti detiene - da solo - il 22.7 per cento del reddito complessivo. Insomma basta guardarsi intorno e tra ville, barche, belle auto, e griffe si capisce che il nostro è davvero il paese del miracolo... Almeno dal punto di vista fiscale. Ma i numeri sono numeri: così, se i lavoratori autonomi dichiarano un reddito medio di 36.070 euro, i dipendenti dichiarano 20.280 euro; mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è di soli 17.470 euro. Certo bisogna ricordare che la definizione di "imprenditori" non riguarda i titolari di società, quanto piuttosto quelli di ditte individuali e che non hanno necessariamente dipendenti. Tuttavia qualche sospetto che non tutto sia messo in dichiarazione nasce, soprattutto se poi il reddito medio da partecipazione in società è addirittura di 15.850 euro, solo settanta euro in più di quanto dichiarano i pensionati ovvero 15.780.


Fonte: TMNews
Immagini: Dailymotion

Noi Italia: allarme povertà, metà famiglie vive con 2mila euro - video

E' allarme povertà in Italia, soprattutto al Sud. Nel 2012 le famiglie in condizioni di povertà relativa erano il 12,7 per cento, pari ad oltre 9,5 milioni di individui. La povertà assoluta coinvolge il 6,8 per cento delle famiglie italiane. Lo dice l'Istat nel rapporto "Noi

Crisi: redditi a livelli di 27 anni fa, -100mila aziende nel 2012 - video

Consumi indietro di 15 anni e reddito disponibile che torna indietro di 27 anni. Rete Imprese Italia fa un'analisi impietosa della crisi che ha colpito il nostro Paese: il reddito disponibile reale pro capite è passato dai 18.216 euro del 2011 ai 17.337 euro del 2012, ovvero il 4,8% in meno, mentre i consumi reali pro capite sono passati dai 16.650 euro del 2011 ai 15.920 euro del 2012, il 4,4% in meno. Secondo Rete Imprese il reddito disponibile reale pro capite potrebbe scendere a 16.955 euro, mentre i consumi reali pro capite potrebbero scendere a 15.695 euro. Dall'analisi emerge poi il dato sulla 'scomparsa' di 100 mila aziende nel periodo 2011-2012. Il saldo - tra nuove iscrizioni e cessazioni - di aziende nei servizi di mercato nel periodo gennaio-settembre 2011 è negativo per -41.347. Stessa sorte nel periodo gennaio-settembre 2012: qui il saldo negativo sale a -53.234. A questo si aggiungono le aziende dell'artigianato: nel periodo gennaio-settembre 2011 il saldo è negativo per -10.179 imprese, mentre nel periodo gennaio-settembre 2012 il saldo negativo è -16.912. La pressione fiscale effettiva, invece, salirà nel 2013 a quota 56,1%, rispetto al 46,3% della pressione fiscale apparente. Nel 2012 il carico di tasse e aliquote varie per i cittadini in regola con il fisco è stata - secondo lo studio - pari al 55,2%.



Via: Adnkronos
Foto dal web