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Trasferimento di massa in altre carceri per 200 boss in regime 41 bis

I principali capi di Cosa Nostra, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, sono stati trasferiti dalle carceri in cui erano detenuti al 41 bis da alcuni anni. Lo ha deciso e fatto eseguire il Dap, Dipartimento

Alfano pronto a inasprire il regime di carcere duro del 41 bis - video

"I boss mafiosi sappiano che se provano ulteriormente a fare uscire delle informazioni siamo pronti ad indurire ancora, sempre di più, la legislazione sul carcere duro". È quanto ha annunciato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, rispondendo ai giornalisti a margine della sua audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia riunita nella Prefettura di Milano. "Le organizzazioni criminali rimangono uno dei principali fattori di sottosviluppo del Mezzogiorno, la più grave minaccia alla libertà economica delle diverse aree produttive del Paese. Il vero nodo è decapitare i vertici". Perché, ha spiegato, anche dalla latitanza e dal carcere, i capi "riescono a dare ordini precisi all'esterno". "Ai quattro magistrati attualmente sotto protezione - spiega poi - assicuriamo che nessun dettaglio sarà trascurato e che il livello di protezione sarà mantenuto altissimo". E a chi gli chiede, a margine, delle minacce al pm Nino Di Matteo da parte di Totò Riina, risponde: "Siamo dalla sua parte e dalla parte di tutti i magistrati che sono impegnati in trincea e in prima linea". "Lo Stato è dalla loro parte e metterà tutti i mezzi di cui dispone la tecnologia e di cui dispone l'intero Paese per mettere al sicuro la loro vita" aggiunge il vicepremier, sottolineando che "ogni attacco alla loro sicurezza è un attacco alla sicurezza dello Stato contro cui lo Stato reagirà con ogni mezzo che ha a disposizione".


Fonte: TMNews
Via: Adnkronos
Foto dal video

Mafia: Bernardo Provenzano potrà lasciare il 41 bis, ok dalle procure

Bernardo Provenzano potrà lasciare il carcere duro. Dalle Procure di Palermo e Caltanissetta infatti è arrivato il parere favorevole alla revoca del 41 bis nei confronti del padrino corleonese, ricoverato nell'ospedale di Parma in gravissime condizioni. La decisione è

Relazione Dna: è allarme omicidi, dispendio risorse con Ciancimino

La mafia, dopo un anno di tranquillità, torna ad uccidere in Sicilia. Mentre il carcere duro e le intercettazioni sono strumenti imprescindibili per la lotta alla criminalità organizzata. Questi alcuni dei contenuti fotografati dalla relazione 2011 sul crimine organizzato che la Procura nazionale antimafia, diretta da Pietro Grasso, ha consegnato alla Commissione antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu, che la ha resa pubblica. Il dato più inquietante sarebbe il ritorno dell'uso dell'omicidio come strumento per la risoluzione di problemi dell'organizzazione, abbandonato per tutto il 2010. Secondo la relazione "il carcere duro é imprescindibile" nella lotta alla mafia, per questo deve essere potenziato e mai attenuato. Dato l'elevato numero di detenuti sottoposti (686 nel 2010) a questo regime carcerario servono finanziamenti per nuove strutture detentive. Per la Procura Nazionale Antimafia le dichiarazioni del figlio dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, ai magistrati di Palermo e Caltanissetta sulla cosiddetta trattativa tra Mafia, spesso prive di logica e coerenza, hanno comportato "complesse ed articolate indagini a riscontro con enorme e inutile dispendio di risorse umane e materiali".

Via: La Repubblica

Mafia, sequestrati beni per 10 mln di euro al boss

La direzione investigativa antimafia di Caltanissetta ha sequestrato beni per oltre dieci milioni di euro al boss mafioso Carmine Seminara. L'uomo, 65 anni, originario di Caltagirone (Ct), è considerato dai magistrati un capomafia delle cosche dell’ennese ed è

Manifestarono contro carcere duro a favore delle Br, nuove condanne

Il 3 giugno del 2007 attraversarono il centro dell'Aquila in occasione di una manifestazione nazionale contro il carcere duro. Un'iniziativa che voleva appoggiare le proteste della brigatista rossa, Nadia Desdemona Lioce, detenuta nel carcere dell'Aquila e sottoposta al carcere duro dopo la sentenza passata in giudicato per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D'Antona e Marco Biagi. Ieri mattina il Tribunale dell'Aquila ha posto la parola fine al secondo troncone del processo. Il primo si era chiuso con le condanne a due anni di reclusione, di giovani, soprattutto veneti ed emiliani per apologia di reato ed imbrattamento delle mura dei palazzi del centro storico. Le ultime condanne ieri nei riguardi di altri 12 manifestanti, tutti giovani, accusati di aver rotto le recinzioni sistemate fuori il super carcere di Preturo per far sentire la loro voce ai detenuti in regime "duro". Il pubblico ministero Fabio Picuti aveva chiesto per gli imputati 5 anni di reclusione. Il corteo nonostante slogan provocatori non causo' i disordini temuti. Durante il passaggio per il centro dell'Aquila, pero', i muri di palazzi storici vennero imbrattati con bombolette spray prima di danneggiare la rete di recinzione del carcere delle Costarelle, dove e' rinchiusa la Lioce.

Fonte: AGI