Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di fiori in Via Caetani, sotto la lapide che ricorda il luogo del ritrovamento del corpo senza vita dell'onorevole Aldo Moro a 37 anni dall'uccisione dello statista da parte delle brigate rosse. Presenti il presidente del Senato Pietro Grasso e Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione d'inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro. "Ricordare significa anche non rassegnarsi mai nella ricerca della verità". Lo ha sostenuto il presidente Mattarella in occasione del "Giorno della Memoria" dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. "Ricorre oggi il giorno della memoria delle vittime dei tanti terrorismi che hanno insanguinato l'Italia per lunghi e dolorosi anni", ha detto il capo dello Stato. " La distanza temporale con quei tragici avvenimenti non deve attenuare il ricordo e la gratitudine per chi, servitore dello Stato o semplice cittadino, ha perso la vita a causa di disegni perversi e folli, pervasi di odio e di sopraffazione", ha sottolineato Mattarella. "Trovo pertanto di grande interesse la proposta di un memoriale di tutte le vittime del terrorismo in Italia. Desidero rivolgere un pensiero particolare alla memoria di quei tanti giovani, di qualunque orientamento, che hanno avuto la vita spezzata dalla violenza politica, che è sempre esecrabile", ha aggiunto.
L'ordine pubblico è inteso come garanzia di pace e tranquillità. In tal senso assume un valore di sicurezza collettiva.
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Moro, presidente Mattarella depone corona di fiori a via Fani - video
Aldo Moro, Brigate rosse coperte da agenti dei servizi segreti italiani
"Tutto è partito da una lettera anonima scritta dall'uomo che era sul sellino posteriore dell'Honda in via Fani quando fu rapito Moro. Diede riscontri per arrivare all'altro. Dovevano proteggere le Br da ogni disturbo. Dipendevano dal
colonnello del Sismi che
colonnello del Sismi che
Caso Moro: lo Stato sapeva, indagato per calunnia ex sottufficiale Gdf
Un ex sottufficiale della Gdf, Giovanni Ladu, è indagato per calunnia per aver falsamente accusato i vertici istituzionali dell'epoca di non aver voluto liberare Aldo Moro pur conoscendo il luogo dove era tenuto prigioniero dalle Br. Secondo l'accusa, il 56enne ex sottufficiale si sarebbe "ispirato" ad alcuni articoli e pubblicazioni sulla vicenda Moro per predisporre una memoria con false notizie. In tutto tre pagine dattiloscritte che sono state consegnate alla magistratura di Novara e anche al giudice Ferdinando Imposimato, che aveva da poco pubblicato il libro "Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il giudice dell'inchiesta racconta". I carabinieri del Ros, apprende l'ANSA, hanno effettuato una perquisizione nei suo confronti. Ladu, 56 anni, nato a Carbonia (Cagliari), ex brigadiere della Guardia di finanza in servizio a Novara, dove risiede, in più denunce, documenti e dichiarazioni rese all'autorità giudiziaria, anche utilizzando il falso nome di Oscar Puddu, ha sostenuto che nel periodo aprile-maggio 1978, mentre da pochi giorni aveva cominciato il servizio di leva obbligatorio, era stato impiegato a Roma in via Montalcini in "servizi di controllo e vigilanza" dello stabile dove sarebbe stato prigioniero Moro. In questa veste avrebbe appreso che, nel piano sovrastante l'appartamento in cui lo statista era segregato, c'erano apparati dei servizi segreti militari che stavano intercettando le conversazioni tra Moro e i suoi carcerieri. Di tutto ciò sarebbero stati al corrente i vertici dello Stato, che però avrebbero deciso di non intervenire, lasciando deliberatamente uccidere l'ostaggio. Le indagini della procura di Roma, affidate ai carabinieri del Ros, hanno però accertato che le circostanze riferite sono false.
Via: ANSA
Foto dal web
Tav/ Rodotà replica a Alfano: Br ingiustificabili, non strumentalizzare
"Le parole delle Nuove Br sono inaccettabili e ingiustificabili": lo ha detto senza se e senza ma il costituzionalista Stefano Rodotà, che, raggiunto al telefono da TMNews, ha voluto precisare il senso delle sue dichiarazioni e rispondendo anche alle critiche arrivate dal
Omicidio Moro, corpo trovato due ore prima della telefonata delle Br
Un'attività istruttoria è in corso da parte del pm della Procura di Roma Luca Palamara per fare luce sul 'giallo' dell'effettivo orario del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nella Renault 4 la mattina del 9 maggio 1978 in via Caetani. A quanto apprende l'AGI, per ora si tratta di un fascicolo con la dicitura "atti relativi a", cioè senza ipotesi di reato e senza indagati, e se ne occupa il magistrato che nella Procura di Roma è preposto alle inchieste sul terrorismo e che già nei giorni scorsi aveva aperto un procedimento - anche questo con la dicitura "atti relativi a" - dopo l'esposto dell'ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato. L'attività istruttoria mira a verificare se quanto riportato in alcune recenti ricerche sul caso Moro contenga elementi utili per fare luce sulla vicenda. E tra queste c'è la ricerca di Manlio Castronuovo e Paolo Cucchiarelli riferita appunto al mistero sull'orario in cui effettivamente lo Stato seppe della morte di Moro e potè essere sul posto. Secondo gli autori del libro, già poco dopo le 10 del mattino di quel giorno uomini dello Stato erano in via Caetani, sapendo bene cosa c'era nella Renault 4, mentre il Paese lo seppe ufficialmente qualche ora dopo. Non solo: Francesco Cossiga e un certo numero di alti funzionari assistettero, ben prima delle famose riprese di Gbr che sono state girate a cavallo delle 14, alla prima identificazione del corpo fatta da Vitantonio Raso, uno degli antisabotatori che per primo arrivò in via Caetani. C'è un buco di due ore tra il momento della telefonata - intercettata - di Valerio Morucci, alle 12:13, al professor Francesco Tritto, collaboratore di Moro, che annunciava l'avvenuta esecuzione del presidente Dc e il dove sarebbe stato possibile recuperare il cadavere, e le 14, quando nelle case degli italiani entrarono le immagini delle telecamere che davano resoconto del rinvenimento del cadavere, con tanto di politici intorno, lamiere dell'auto tagliate, il sacerdote che benedice la salma. Due ore dopo la telefonata intercettata. Perchè? E' quanto si chiede Manlio Castronuovo che con Paolo Cucchiarelli ha condotto un'inchiesta su questo, dal titolo "Via Caetani, attori, comparse e teatro di strada" [PDF].
Via: AGI
Aldo Moro: Napolitano dispone deposizione corona di fiori in Via Fani
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel trentacinquesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro, ha disposto la deposizione di una corona di fiori in via Mario Fani dove le Brigate Rosse sequestrarono l'allora presidente della Democrazia cristiana uccidendo cinque agenti della sua scorta. La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l'auto che trasportava l'onorevole Aldo Moro dalla sua abitazione alla Camera dei Deputati fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse. In pochi secondi, sparando con armi automatiche, i terroristi uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Oreste Leonardi e Domenico Ricci), i tre poliziotti che viaggiavano sull'auto di scorta (Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico dal Tribunale del Popolo istituito dalle Br e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu ucciso. E' la prima volta che l'anniversario della strage non viene celebrato dai presidenti delle Camere.
Fonte: Adnkronos
Via: Wikipedia
Foto da video: ANSA
Fonte: Adnkronos
Via: Wikipedia
Foto da video: ANSA
Roma/ assalto a portavalori: ucciso un bandito, ferita guardia - video
Un rapinatore è morto e una guardia giurata è rimasta ferita in un conflitto a fuoco seguito a un assalto a un portavalori stamattina a Roma. E' successo a via Carlo Alberto 6, in zona Santa Maria Maggiore, davanti una filiale della Banca Popolare di
Funerali Gallinari: criminologo, evento politico di cui va colta portata
"Per la prima volta, dopo oltre trent'anni, si sono ritrovati insieme i maggiori protagonisti della lotta armata e tanti giovani, molti dei quali nati quando le Br maturavano la consapevolezza della 'ritirata strategica'. I funerali di Prospero Gallinari, per il dibattito che li ha preceduti sui giornali e sui blog tradizionalmente vicini alle posizioni dei 'detenuti politici' e per la significativa presenza di militanti di ieri e di oggi, hanno assunto la connotazione di un evento politico di cui va colta la portata". Lo afferma il criminologo Giulio Vasaturo, docente alla "Sapienza" di Roma. "La morte di Gallinari ha svelato al Paese quanto sia tuttora vivo un fermento rivoluzionario che guarda al passato e che, in questa congiuntura difficile, ripropone visi, gesti e toni che rischiano di animare nuove vocazioni di rivolta. E tutto ciò, verosimilmente, al di là della stessa volontà di molti di quei 'reduci' che a Coviolo hanno salutato l'uomo con cui hanno condiviso illusioni, crimini, fallimenti e lunghe detenzioni", conclude. Prospero Gallinari, l'ex componente delle Brigate Rosse reggiano, è stato trovato morto la mattina del 14 gennaio scorso nel garage della sua abitazione di via Fenulli a Reggio nell'Emilia. Probabilmente il decesso di Gallinari, 62 anni, sarebbe avvenuto a causa di un malore. Nel 1979 prese parte al sequestro di Aldo Moro.
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
Foto da video
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
Foto da video
Lettera ad Ansa delle Br: studenti non sono obiettivi, dubbi su attendibilità
Dubbi dell'intelligence sull'attendibilità della lettera a firma "Brigate Rosse" e inviata alla sede dell'Ansa di Ancona per prendere le distanze dell'attentato di Brindisi. "Non sono certo gli studenti o i lavoratori i nostri obiettivi. Nuove le idee, immutati gli obiettivi". Questo il testo della lettera firmata "Brigate Rosse, Brigata Gino Liverani Diego" recapitata per posta alla sede Ansa di Ancona. La lettera è in fotocopia, riporta anche il logo della stella a cinque punte, e cita il nome di una presunta brigata intitolata alla memoria del brigatista della colonna marchigiana Tommaso Gino Liverani, morto a Managua, in Nicaragua, nel 1985. Il timbro delle Poste di Ancona indica la data del 23 maggio. "Nonostante il subdolo quanto fallimentare tentativo di addossare responsabilità inesistenti su chi conduce la lotta contro il capitalismo e i poteri forti (...) i fedeli guardiani degli interessi dei padroni, i soliti pennivendoli, continuano nella loro opera di disinformazione! (...) Sono ben altri gli obiettivi dei combattenti! (...)", si legge sulla missiva a firma Br. All'agenzia era stata inviata anche una seconda busta, bloccata però dalla polizia nel centro di smistamento anconetano. Sui due episodi indagano la Digos e la Direzione distrettuale antimafia.
Foto dal web
Terrorismo: rinvenuti cinque volantini con la firma delle Brigate Rosse
Quattro volantini con la scritta "Brigate rosse" e con accanto disegnata la stella a cinque punte sono stati trovati affissi a Legnano, comune alle porte di Milano. Un volantino era affisso sulla targa esterna dell'Agenzia delle Entrate in via Pisa, il secondo fuori dall'Inps di via Podgora, gli altri due su una bacheca esterna e un cancello dell'azienda di Franco Tosi in piazza Monumento all'angolo con via Cairoli. Un quinto volantino è stato ritrovato nel pomeriggio presso il centro polifunzionale della posta a Parabiago. Secondo quanto apprende l'Agi il volantino affisso a Legnano sarebbe una copia esatta di una rivendicazione delle Brigate Rosse diffusa nel 1977 in seguito all'attentato al giornalista Emilio Rossi. Nel volantino si legge: "Portare l'attacco allo stato imperialista delle multinazionali, disarticolare le strutture della controguerriglia attiva, colpire gli uomini e gli strumenti della guerra psicologica, costruire l'unità del movimento rivoluzionario nel partito combattente". Emilio Rossi, genovese, direttore del Tg1 post-riforma dal 1975 al 1981, venne gambizzato dalle Br nell'aprile del 1977 a Roma, mentre si recava al lavoro. Gli agenti della Digos hanno avviato le indagini.
Via: AGI
Marco Biagi a dieci anni dal delitto, Napolitano: oggi si rifletta sul futuro
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ricorda Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse il 19 marzo del 2002. "E' significativo e importante che la ricorrenza di un così tragico e doloroso momento venga colta per guardare anche al presente e al futuro, gettando luce sulla fecondità della ricerca e dell'impegno di Marco Biagi". Così Giorgio Napolitano scrive alla moglie di Marco Biagi, professoressa Marina Orlandi Biagi, in una lettera inviata in occasione del convegno dedicato a "L'eredità di Marco Biagi", organizzato a Modena per iniziativa della Fondazione intitolata al giuslavorista. "All'omaggio che così gli rende e al ricordo del suo sacrificio mi associo con profonda personale convinzione - sottolinea il presidente della Repubblica - e con più che mai viva consapevolezza del debito di riconoscenza che le istituzioni repubblicane e la società civile conservano verso Marco Biagi, per il servizio da lui reso stoicamente al progresso culturale e sociale del paese, al moderno arricchimento del suo patrimonio di conoscenze, ad una più libera battaglia delle idee e alla soluzione di problemi di fondo della collettività nazionale".
Via: TM News
Foto: Libero Quotidiano
Roma: commemorazione di Aldo Moro, 34 anni fa il sequestro
Il sequestro del leader della Dc e capo del governo Aldo Moro e l'uccisione dei cinque uomini della sua scorta per mano dei terroristi delle Brigate rosse il 16 marzo del 1978 in via Mario Fani a Roma sono stati ricordati con una cerimonia di
Terrorismo: gen. Dozier 30 anni dopo festeggia liberazione da Br - video
''Grazie Italia, grazie ragazzi. E' un onore incontrarvi''. Sono le uniche parole in italiano che pronuncia il generale James Lee Dozier, l'ex ufficiale statunitense rapito trent'anni fa dalle Brigate Rosse e liberato a Padova, il 28 gennaio del 1982, grazie a un blitz dei Nocs, i reparti speciali della Polizia. Composto e in giacca blu, 81 anni il 10 aprile prossimo, l'ex generale della Nato ha incontrato oggi i giornalisti all'Hotel Milton, a Roma. Un evento per 'festeggiare' il trentennale della sua liberazione, insieme ai 12 uomini che, agli ordini di Edoardo Perna, comandante del nucleo Nocs, riuscì a penetrare nella 'prigione del popolo' di via Pindemonte, liberando il generale e arrestando i cinque carcerieri. Tra loro, un pugile di pesi massimi e due esperti di karate. L'Adnkronos fu la prima a dare notizia del blitz che portò alla liberazione dell'ex comandante della Nato per l'Europa Meridionale, dopo 42 giorni di prigionia. Il blitz nella casa di via Pindemonte, dove Dozier era recluso sotto una tenda, portò all’arresto dei brigatisti Antonio Savasta, Emilia Libera, Cesare Di Lenardo, Giovanni Ciucci e Daniela Frascella. Ai suoi 'liberatori' Dozier ha consegnato una medaglia ricordo. Sul retro c'e' scritto: ''Un sincero apprezzamento. J. Lee Dozier''.
Via: Adnkronos
Foto da video: Sky Tg 24
Scontri No Tav Val di Susa: 26 arresti in tutta Italia, tra loro ex Br
Venticinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, 15 misure di obbligo di dimora, un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e una misura di divieto di dimora nella provincia di Torino. Sono questi i numeri di un blitz della polizia eseguito all'alba in
Muore per malore il procuratore aggiunto di Roma Pietro Saviotti
Il procuratore aggiunto di Roma Pietro Saviotti e' morto dopo un improvviso malore. Il magistrato aveva 56 anni ed era coordinatore del pool antiterrorismo della procura della capitale. Saviotti, sposato e padre di due figli gemelli, si e' sentito male nel pomeriggio di ieri dopo aver lasciato il palazzo di giustizia. Inutili i soccorsi prestati dal personale sanitario di un'ambulanza. Magistrato esperto di terrorismo e di criminalita' informatica, Saviotti si e' occupato, negli ultimi venti anni, delle vicende giudiziarie piu' delicate e importanti del nostro Paese: dall'illecita gestione dei fondi riservati del Sisde alla Falange Armata, dal complotto ai danni dell'allora Presidente della Repubblica Scalfaro agli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi, firmati dalle nuove Brigate Rosse. Recentemente si era occupato anche della presunta estorsione ai danni dell'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e coordinava i procedimenti sugli assalti alle navi italiane da parte dei pirati somali, sugli attentati ai nostri militari impegnati nelle missioni di pace all'estero, sui plichi esplosivi recapitati dagli anarchici ad alcune ambasciate straniere e a Equitalia e sugli incidenti del 15 ottobre scorso in occasione della manifestazione degli Indignati.
Via: AGI
Foto: Rai News 24
Roma: buste con proiettili indirizzate alla Severino e ad Alemanno
Buste minatorie con dentro dei proiettili sono state indirizzate oggi al ministro della Giustizia Paola Severino e al sindaco di Roma Gianni Alemanno. La missiva indirizzata alla segreteria particolare di Alemanno e contenente due proiettili e minacce di morte, è stata individuata stamane presso l'ufficio postale di via Marmorata nell'ambito dei controlli sulla corrispondenza rafforzati a seguito degli attentati dei giorni scorsi. A rivendicarla: il Nucleo Galesi per i Pac. Una sigla legata al nome di Mario Galesi, il terrorista delle nuove Br arrestato insieme a Nadia Desdemona Lioce morto a seguito di una sparatoria. Nel messaggio contenuto nella lettera si legge: ''Due gli Antonini da poter gambizzare purtroppo Vittorio aveva altro da fare. Con te useremo questi per equità''. Il riferimento è alla gambizzazione di Andrea Antonini, vicepresidente di CasaPound Italia e consigliere di Cpi nel XX Municipio, rimasto ferito in un attentato il 14 aprile scorso. Sul caso indaga la Digos. Sulle lettere inviate ad Alemanno e Severino la procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di minacce gravi contro ignoti. Solidarietà per l'atto intimidatorio subito è stata espressa alla Guardasigilli e al sindaco di Roma dai presidenti di Camera e Senato.
Fonte: Adnkronos
Foto dal web
Uccise genitori per impossessarsi dei beni, arrestato ex Br
E' accusato di aver ucciso i propri genitori, il 6 agosto 2009, per impossessarsi dei loro beni. Dopo oltre due anni dal duplice omicidio di Filiberto Sorrentino e Vincenza Marcianò, rispettivamente di 93 e 80 anni, avvenuto a Torre del Greco, nel Napoletano, i carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno arrestato a Monterosi (Viterbo) Maurizio Sorrentino, 59enne. L'uomo era già noto alle forze dell'ordine con precedenti giudiziari per formazione e partecipazione a banda armata perché appartenente alla colonna napoletana delle Br. Sorrentino è destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per duplice omicidio. Durante indagini, coordinate dalla Procura di Torre Annunziata condotte con sistemi tradizionali, intercettazioni telefoniche e accertamenti tecnico scientifici, i militari dell´Arma hanno accertato che il movente del delitto era quello di appropriarsi dei beni dei genitori per far fronte a scoperti bancari e a debiti contratti nella vita privata. Moglie e marito erano stati trovati uccisi con una serie di colpi alla testa e lasciati sul pavimento del soggiorno e della cucina della loro abitazione.
Cattolica: minacce a Tremonti e collaboratore Biagi da Nuove Br
Una stella a cinque punte disegnata con un pennarello rosso accanto alla scritta "Nuove br" e a minacce nei confronti del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e del professore Carlo Dell'Aringa, docente di Economia Politica, dell'Universita' Cattolica di Milano, e' stata ritrovata nei giorni scorsi sulla porta di un bagno della stessa universita'. La scritta e' comparsa il 30 agosto e le idagini sono seguite dalla Digos di Milano. Accanto al simbolo delle brigate rosse e' stata ritrovata anche una frase con minacce di morte nei confronti dei due economisti. Dell'Aringa, ordinario della Cattolica, fece parte del gruppo che stese il Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia coordinato da Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002 a Bologna. “Ovunque nel mondo si afferma ora la convinzione per cui una regolata economia di mercato si deve integrare con la migliore attenzione ai criteri della coesione sociale”, si legge nella prefazione di Sacconi al Libro Bianco. Il professore non risulta al momento impegnato con il ministro dell'Economia.
'Ndrangheta: operazione dei carabinieri, in manette 12 affiliati
I carabinieri del Ros hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Genova, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia. Si tratta di un'operazione che ha interessato anche Sarzana. Dodici le misure nei confronti di 12 indagati per associazione di tipo mafioso, ritenuti gli esponenti di vertice di proiezioni delle cosche della 'ndrangheta reggina in Liguria. I provvedimenti scaturiscono da una manovra di contrasto, avviata dal Ros nel 2008, che ha documentato le dinamiche associative che operavano sull'intero panorama ligure sotto il coordinamento criminale del capolocale di Genova Domenico Gangemi. Tra gli indagati Alessio Saso e Aldo Praticò, rispettivamente consigliere regionale e comunale del Pdl, con l'accusa di aver promesso favori elettorali alle elezioni regionali del 2010, nell'ambito dell'operazione "Maglio 3" dei carabinieri della sezione Anticrimine del Ros.
Via: La Repubblica
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