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Mafia: morto il boss Gaetano Fidanzati, re del narcotraffico a Milano

E' morto nella sua casa di Milano, dove era in detenzione domiciliare per problemi di salute da qualche mese, lo storico boss palermitano Gaetano Fidanzati, 78 anni. Dopo essere stato colpito da un grave ictus il capomafia dell'Arenella era stato trasferito in un centro di riabilitazione a Bologna, l'aggravarsi delle sue condizioni di salute aveva indotto i magistrati ad acconsentire alla detenzione a casa. Condannato a 12 anni di carcere nel primo maxi processo a Cosa nostra, Fidanzati portò fiumi e fiumi di cocaina sulla piazza milanese. E nel 2009, dopo essere scappato da Palermo dove era ricercato come mandante dell'omicidio del compagno della figlia, venne arrestato proprio a Milano. Alcuni agenti della Mobile, liberi dal servizio, lo riconobbero mentre, ricercato dalle forze dell'ordine, passeggiava nel centro della città dove continuava ad avere interessi economici e contatti. Dopo gli arresti di Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e di Salvo e Sandro Lo Piccolo, Fidanzati diventò quotato referente di quasi tutte le famiglie di Palermo. Fu lui a dispensare consigli e a dirimere le questioni tra le nuove famiglie di Cosa nostra, come testimoniato dal ruolo di "arbitro" che esercitò durante le intercettazioni dell'inchiesta Perseo della Dda di Palermo che lo vide implicato. In un'altra inchiesta, la Eos, che portò dietro le sbarre il fratello Stefano, c'è un'intercettazione che rivelò un suo dialogo con Antonio Caruso, soldato dell'Arenella. Fidanzati ricordava i suoi trascorsi con i potentissimi fratelli Bono, Pippo e Alfredo. "Quando c'è l'onestà in una famiglia, quando c'è il rispetto, paga!".

Fonte: ANSA
Foto: Rai News24

Mafia, chiesto rinvio a giudizio di Riina per strage Rapido 904 - video

La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per il boss della mafia Totò Riina, nel procedimento per la strage del Rapido 904, in cui persero la vita sedici persone e oltre 260 rimasero ferite. L'inchiesta era stata trasferita da Napoli a Firenze dalla

Mafia: confiscati a Palermo beni per oltre 3 milioni euro a eredi boss

Beni per oltre tre milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia di Palermo agli eredi del capomafia della borgata di "Partanna Mondello" Antonino Porcelli, ergastolano deceduto nel settembre del 2012 a 79 anni. Già uomo di fiducia del boss Rosario Riccobono, eliminato col metodo della "lupara bianca" nel novembre dell'82, Porcelli, era stato imputato in numerosi procedimenti per mafia, a cominciare dal primo Maxi processo. Dopo la scomparsa di Riccobono fu Porcelli a sostituirlo in seno a quella famiglia mafiosa, assumendone il ruolo di reggente. Era stato coinvolto in indagini su diversi omicidi, tra i quali quello dell'eurodeputato democristiano Salvo Lima, capo della corrente andreottiana a Palermo, ucciso nel marzo del '92. Tra i beni confiscati figurano terreni, magazzini e una villa. I beni ora confiscati agli eredi di Porcelli erano stati sequestrati al boss nel 2006. Il provvedimento è stato eseguito su disposizione della sezione Misure di prevenzione della Corte di appello di Palermo, che ha rigettato i ricorsi della vedova, Gaetana Riccobono, peraltro cugina del boss Rosario Riccobono, e dei figli Lorenzo e Bartolomeo. Porcelli scontava l'ergastolo in carcere, dove si era ammalato. Era stato rimesso in libertà nel settembre del 2012, pochi giorni prima di morire, il 22 dello stesso mese.

Via: AGI
Foto da video

Grasso: boss Iovine non sta collaborando, colloquio in carcere

Il boss dei Casalesi Antonio Iovine, recentemente arrestato, non sta collaborando. Lo precisa il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso che, in merito a notizie di stampa, 'esclude nella maniera piu' assoluta qualsiasi ipotesi di avvio di collaborazione' da parte del boss. Grasso ha sottolineato che il suo colloquio con Iovine nel carcere di Badu e Carros rientra nelle attivita' da lui svolte in relazione al 'particolare spessore del detenuto'. Antonio Iovine iniziò presto la sua carriera criminale, difatti il soprannome "o' ninno" (il bambino) gli venne affibbiato proprio perché venne arrestato in giovane età. Iovine proviene anche da una famiglia di tradizione camorristica; suo fratello Carmine venne ucciso nel 1994, sua sorella Anna è stata arrestata per estorsione, suo parente era anche Mario Iovine, fedelissimo di Antonio Bardellino, ucciso in Brasile nel 1991. Il 19 giugno 2008, nel processo d'appello del maxiprocesso Spartacus, viene condannato in contumacia alla pena dell'ergastolo, insieme ad altri componenti del clan dei Casalesi. Il 17 novembre 2010 ha terminato una latitanza durata 14 anni, tratto in arresto dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Napoli in un covo a Casal di Principe, nella quinta traversa di via Cavour, in casa di Marco Borrata, considerato un suo fiancheggiatore.

Fonte: ANSA
Via: Wikipedia