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Roma, parà morto in caserma per nonnismo: chiuse indagini per tre

La procura militare di Roma ha chiuso l'inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri, il giovane allievo paracadutista della Folgore, originario di Siracusa, morto il 13 agosto 1999 nella caserma "Gamerra" di Pisa. Il reato contestato a

Cade elicottero a Viterbo, muore comandante Aves ed allievo - video

Potrebbe essere stato l'urto contro i cavi dell'alta tensione che avrebbero bloccato le pale del rotore ad aver fatto precipitare l'AB206 dell'esercito italiano sul Monte Marta, vicino a Viterbo. Sono le 13, l'equipaggio è composto dal generale Gingiacomo Calligaris,

Ascoli: sesso e violenze in caserma, anche Parolisi tra indagati - video

Le indagini della Procura militare sui presunti abusi degli istruttori della caserma Clementi hanno portato a dodici indagati per violenze, minacce e ingiurie. Il principale accusato è un sergente, G. M., che alla fine della giornata invitava le allieve nell'Ufficio del plotone, dove - secondo l'accusa - tentava approcci sessuali. Nei guai è finito anche Salvatore Parolisi, già condannato a 30 anni per l'omicidio di sua moglie Melania. "Lo stanno indagando per averle ricevute al termine dell’addestramento, lui però dice che non è andata così", si difende il caporalmaggiore tramite il suo avvocato. Numerose reclute della caserma Clementi di Ascoli Piceno, sede del 235° Reggimento "Piceno", sono state ascoltate dal procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, nell'ambito dell'inchiesta aperta sui fatti emersi dopo l'omicidio di Melania Rea. "Vogliamo - disse il procuratore due anni fa - approfondire alcune circostanze emerse finora per stabilire se sono raffigurabili reati". Uno su tutti, quello previsto dall'articolo 146 del codice penale militare di pace: minaccia a un inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri. La procura militare, in sostanza, ha indagato per capire se da parte di uno o più istruttori siano state attuate minacce nei confronti delle reclute anche per indurle, nel caso specifico, ad intrattenere relazioni o avere rapporti di natura sessuale.


Fonte: Rai News
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Latorre e Girone tornano in India, Napolitano: senso di responsabilità

I due marò partiranno stasera per l'India. Lo ha assicurato il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura che li accompagnerà, precisando che il governo indiano ha garantito che non ci sarà la pena di morte nei loro confronti. I militari risiederanno nell'ambasciata italiana a New Delhi e avranno "libertà di movimento". Lo ha assicurato lo stesso De Mistura aggiungendo: "potranno anche andare al ristorante se vogliono". La parola data da un italiano è sacra: noi avevamo sospeso" il loro rientro "in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni". Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha avuto una conversazione telefonica con il fuciliere di Marina Massimiliano Latorre nel corso della quale ha espresso a lui e al suo collega Salvatore Girone l'apprezzamento per il senso di responsabilità con cui hanno accolto la decisione del Governo e ha assicurato loro la massima vicinanza nel percorso che li attende con l'augurio di un sollecito, corretto riconoscimento delle loro ragioni. Latorre e Girone, accusati di omicidio dalle autorità indiane in relazione alla morte di due pescatori locali, sono stati convocati dalla Procura militare, mentre si erano presentati spontaneamente, il 3 gennaio scorso, alla Procura di Roma che ha aperto a loro carico un fascicolo per omicidio volontario.

Fonte: ANSA
Vie: Adnkronos | Presidenza della Repubblica

I marò Latorre e Girone convocati in Procura militare a Roma - video

I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, al centro di una controversia internazionale tra Italia e India, sono stati convocati dal procuratore militare Marco De Paolis. I due fucilieri della Marina militare, accusati dalle autorità indiane di omicidio di due pescatori locali, si sono recati nella sede della Procura militare a Roma. Latorre e Girone sono in Italia con un permesso elettorale che scade venerdì 22 marzo. Il governo italiano ha annunciato che i due militari non faranno ritorno in India, una decisione che ha creato una crisi diplomatica tra i due Paesi. Intanto la procura di Roma ha disposto una perizia sul computer e la macchina fotografica che si trovavano sulla Enrica Lexie, la nave a bordo della quale erano imbarcati i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La consulenza, decisa dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, servirà a ricostruire la dinamica dei fatti. Per il primo ministro indiano, Manmohan Singh la decisione italiana di non far rientrare in India i due marò ha violato tutte le norme diplomatiche. Come scrive Times of India, Singh in una lettera, inviata al chief minister del Kerala, Oommen Chandy ha assicurato che tutte le opzioni diplomatiche e legali verranno esplorate per fare in modo che i due militari italiani facciano ritorno in India e vengano sottoposti a processo. La decisione italiana, scrive Singh, getta un'ombra sulle relazioni tra i due Paesi.



Fonte: TMNews
Via: Adnkronos
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Ascoli, sesso proibito nella caserma: Parolisi e altri 10 militari indagati

Una decina di militari dell'esercito della caserma Emidio Clementi di Ascoli Piceno - quella dove prestava servizio il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, in carcere da un anno con l'accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea - "stanno per essere indagati" dalla Procura militare di Roma per i rapporti sessuali con le soldatesse di stanza nella struttura. Secondo le indiscrezioni di Panorama gli indagati, tra cui lo stesso Parolisi, dovranno rispondere su tre ipotesi di reato: minaccia a inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, minaccia o ingiuria a un inferiore e violata consegna. Il codice penale militare ancora non contempla le molestie sessuali. Il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, ha ascoltato circa 200 persone tra ufficiali, sottufficiali e soldatesse, alcune ormai fuori dalle forze armate e ha raccolto un'ampia documentazione che porterà alla fase decisiva dell'inchiesta. Secondo Panorama, sono emerse anche violazioni di carattere disciplinare che saranno segnalate allo stato maggiore dell'Esercito per eventuali provvedimenti. Il 235° reggimento Piceno è l'unico dedicato all'addestamento delle donne soldato e la Procura sta interrogando centinaia di persone.

Fonte: Panorama
Via: AGI
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Nuovi accertamenti della Procura militare su caserma Clementi

Proseguiranno anche nelle prossime settimane gli accertamenti della procura militare di Roma sulla caserma 'Clementi' di Ascoli Piceno, sede del 235° reggimento Piceno, dove prestava servizio come istruttore di reclute femminili il caporal maggiore dell'Esercito Salvatore Parolisi, unico indagato per l'omicidio della moglie, Melania Rea, la donna uccisa il 20 aprile scorso a Ripe di Civitella, nel teramano. ''In questo momento non abbiamo novita' di rilievo, le indagini proseguono. Occorre tempo, perche' ci sono altre persone da sentire'', spiega all'Adnkronos Marco De Paolis, capo della procura militare di Roma. Il reato ipotizzato nel fascicolo, per il momento senza indagati, e' quello previsto dall'articolo 146 del codice penale militare di pace, ovvero ''minaccia a un inferiore per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri''. In particolare, a spingere la procura ad avviare l'inchiesta, sono state le notizie pubblicate dagli organi di stampa relative a possibili relazioni improprie tra superiori e sottoposti nella caserma e le voci sulle presunte molestie alle soldatesse.

Via: Libero News
Foto dal Web

Omicido Melania, abusi e nonnismo nella caserma di Parolisi

Uno strano rigore quello che si è cercato di imporre nella caserma Emidio Clementi di Ascoli Piceno: un misto di nonnismo e prevaricazione che avrebbe origini più remote del delitto di Melania Rea e dell’arresto di suo marito Salvatore Parolisi. Sull’attività e i metodi di quella caserma, la procura militare ha avviato l’inchiesta più di due mesi fa e sta procedendo con ritmo spedito nelle indagini, anche perché è lo Stato maggiore dell’Esercito che vuole vederci chiaro e capire come vanno le cose. Troppe ombre, troppe strane confidenze e misteri. In questo scenario viene fuori anche la figura di Antonio Di Gesù, 37 anni di Nardò, in provincia di Lecce, maresciallo capo in servizio proprio in quella caserma. Di Gesù il 29 settembre dovrà presentarsi davanti ai giudici militari per essere processato per minaccia e ingiuria continuate nei confronti di inferiori in grado. È accusato di aver offeso le allieve che addestrava, far loro proposte sessuali molto dirette e, se queste non stavano al suo gioco, le minacciava e si vendicava con punizioni e rappresaglie.

Fonte: Il Messaggero

Strage Nassiriya, colonnello Di Pauli assolto dal tribunale militare di Roma

Il colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli è stato assolto dal tribunale militare di Roma nel processo per l'attentato alla Base Maestrale di Nassiriya, che il 12 novembre 2003 causò la morte di 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari dell'Esercito e due civili. Di Pauli era accusato di non aver adottato tutte le misure di sicurezza necessarie alla difesa di Base Maestrale, quartier generale dei carabinieri. Il tribunale ha stabilito che il fatto non costituisce reato. Il pm aveva chiesto la condanna del colonnello a due anni di reclusione. Altri due imputati - i generali dell'Esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano - sono stati già processati con il giudizio abbreviato ed entrambi assolti. La procura militare di Roma alla fine di maggio 2007 chiese il rinvio a giudizio per i tre ufficiali - Stano, Lops e Di Pauli - per «omissione di provvedimenti per la difesa militare», un reato previsto dal codice penale militare di guerra. Il gup, dopo una serie di istanze delle parti e rinvii, ha però deciso di procedere per il diverso reato di «distruzione colposa di opere militari» previsto dal codice penale militare di pace. In primo grado, il pm aveva chiesto la condanna di Lops e Stano - i due generali che si erano avvicendati al comando del contingente italiano a Nassiriya, che avevano chiesto il giudizio abbreviato - e il rinvio a giudizio per Di Pauli, comandante del contingente dell'Arma, il quale aveva optato invece per il rito ordinario. Il gup aveva condannato Stano a due anni di reclusione, assolto Lops e rinviato a giudizio Di Pauli. Nel novembre scorso, in appello, anche il generale Stano è stato però assolto con formula piena.