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Garlasco, il giallo della bicicletta nera sulla scena del crimine - video

Il giallo di Garlasco si tinge di nero, il colore della bici da donna vista da una testimone nell'orario compatibile con quello dell'omicidio di Chiara Poggi, davanti alla villetta dove Alberto Stasi da sempre unico indiziato, trova la fidanzata morta con la testa sfondata, ai piedi delle scale che portano

Silvio Berlusconi e altri 44 indagati per corruzione di testimoni - video

Silvio Berlusconi e i suoi legali Niccolò Ghedini e Piero Longo sono stati indagati dalla Procura di Milano in un nuovo filone d'inchiesta legato al Caso Ruby. Secondo gli inquirenti l'ipotesi di reato è corruzione in atti giudiziari, relativamente ad alcuni testimoni che

Strage via D'Amelio, spunta video censurato falso pentito Scarantino

Uno scoop avrebbe potuto fermare il gigantesco depistaggio attorno all'eccidio di via d'Amelio. Il 26 luglio 1995, tre anni dopo la morte di Paolo Borsellino, Vincenzo Scarantino telefonò alla redazione di Studio Aperto e denunciò di essere un falso pentito, di essersi inventato tutto sulla strage Borsellino dopo le torture subite. Ma poche ore dopo la messa in onda di quello scoop, durante il telegiornale di Italia Uno, la polizia sequestrò tutte le cassette in cui era contenuta l'intervista. E lo scoop scomparve. Come si legge su Repubblica, negli archivi dei pm di Caltanissetta non si trova neanche il fascicolo originale del sequestro di quella video-cassetta. Adesso, il documento è stato ritrovato casualmente negli archivi di Studio Aperto. In una seconda parte dell'intervista il falso pentito parla delle torture subite in carcere: "A me a Pianosa mi fanno urinare sangue. A me facevano delle punture di penicillina, mi stavano facendo morire a Pianosa...". Nell'autunno del 2011, la procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta sul depistaggio che avrebbe portato alla condanna di "innocenti" nel processo per l'uccisione del giudice Borsellino e della sua scorta. L'inchiesta è nata da una serie di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e dalla clamorosa ritrattazione di Scarantino. La procura indaga su tre "funzionari dello Stato" accusati di calunnia, perché avrebbero suggerito a Scarantino la testimonianza.


Via: La Repubblica
Foto dal video

Boston: fermati tre giovani, avrebbero favorito gli attentatori - video

Ci sono altri tre sospetti dietro gli attentati alla maratona di Boston. Finora la polizia aveva indicato solo i fratelli Tsarnaev come presunti autori delle esplosioni che il 15 aprile hanno ucciso tre persone e ne hanno ferite oltre 200. Due delle persone in stato di fermo sarebbero kazaki e compagni di università di Djokhar Tsarnaev, detenuto in ospedale dopo essere rimasto ferito nell'operazione di polizia in cui è morto il fratello Tamerlan. L'altro sospetto sarebbe un cittadino statunitense. I tre avrebbero mentito agli investigatori, ostacolando le indagini.  Le denunce sono state depositate contro Azamat Tazhayakov e Dias Kadyrbayev, che sono accusati di aver cospirato per ostacolare la giustizia, e Robel Phillipos, che è stato accusato di false dichiarazioni.  I tre, tutti 19enni come Dzhokhar, non sono accusati di aver preso parte all'azione terroristica, ma di aver agito per proteggerli. I tre amici sarebbero andati nella stanza di Tsarnaev dopo la diffusione delle immagini dell'Fbi, e si sarebbero disfatti di uno zainetto contenente forse dei fuochi d'artificio e un computer portatile presenti nella stanza di Dzokhar. Kadyrbayev avrebbe messo gli elementi in un sacco della spazzatura e li avrebbe gettati in un cassonetto vicino al suo appartamento fuori dal campus. Kadyrbayev, dice il suo avvocato, ha negato le accuse.



Fonte: Euronews
Via: NBC News
Foto dal web

Trattativa Stato-mafia/ 12 a giudizio: tra questi Mancino, Mori e Dell'Utri

I pm di Palermo che indagano sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all'indomani della stagione stragista del '92-'93 hanno firmato oggi la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 12 indagati. Tra loro i boss Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonio Cinà, Totò

Ciccio e Tore, la procura di Bari riapre le indagini: c'erano testimoni

La Procura di Bari ha riaperto le indagini sulla morte dei fratellini di Gravina, Salvatore e Francesco Pappalardi trovati senza vita il 25 febbraio del 2008 in un vecchio casolare abbandonato nel centro del paese. I ragazzini, di 11 e 13 ani, caddero in un pozzo durante "una prova di coraggio" a cui furono sottoposti da altri cinque coetanei, oggi maggiorenni. La tesi da sempre sostenuta dalla madre Rosa Carlucci ha convinto il procuratore aggiunto Anna Maria Tosto che ha riaperto il caso. Indagherà anche la procura dei Minorenni. Secondo la ricostruzione della mamma, Ciccio e Tore, la sera della scomparsa, il 5 giugno 2006 non erano soli nel casolare, noto in paese come "casa delle cento stanze". Qui c'erano altri cinque ragazzini artefici di un gioco fatale. Ai fratellini però non riuscì. I ragazzini, oggi finiti sotto inchiesta, avrebbero taciuto per anni, nascondendo la verità e depistando le indagini. Uno di loro addirittura, secondo la denuncia della madre, avrebbe fornito una falsa testimonianza che incastrò Filippo Pappalardi, il padre dei bambini, finito in carcere. Poi i fatti hanno scagionato Pappalardi.

Via: TM News

Omicidio Borsellino, aperta nuova inchiesta per depistaggio

La procura di Caltanissetta ha deciso di aprire un'inchiesta sul depistaggio, che avrebbe portato alla condanna all'ergastolo di 7 innocenti, nel processo per l'uccisione del giudice Borsellino e della sua scorta nel luglio del 1992. Al centro del fascicolo

Omicidio Scazzi: nuovo indagato, è un ottantenne reticente

Nell’ambito dell'inchiesta sull’uccisione di Sarah Scazzi continuano i colpi di scena dovuti al lavoro della Procura, che ad indagini già chiuse (15 indagati, 13 richieste di rinvio a giudizio e due stralci per altra causa), mette in elenco il sedicesimo nuovo sospettato. Il soggetto, sulle cui generalità gli investigatori sono più che mai riservati (si sa soltanto che è un maschio ottantenne), nasconderebbe una circostanza della quale avrebbe avuto conoscenza indiretta, relativa alla sorte della quindicenne di Avetrana strangolata il 26 agosto in casa degli zii e gettata in un pozzo in contrada Mosca. Per questo deve ora rispondere di false dichiarazioni al pubblico ministero. Sentito giorni fa dal pm Mariano Buccoliero che con il procuratore aggiunto Pietro Argentino conduce la difficile inchiesta, l’indagato avrebbe negato di avere avuto contatti telefonici (di cui esiste invece prova nei tabulati acquisiti agli atti delle indagini) con il super testimone, suo conoscente, mai comparso sinora nel lunghissimo elenco delle persone sentite.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno